ABOLITO IL SISTRI MA I COSTI GIA’ SOSTENUTI DALLE IMPRESE RIMANGONO

                         LA MANOVRA ABOLISCE IL SISTRI, MA I COSTI GIÀ SOSTENUTI DALLE IMPRESE RIMANGONO

 

Il decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011 sulla manovra finanziaria prevede all’art. 6 comma 2 la soppressione del SISTRI. Quindi la previsione dell’entrata in vigore degli obblighi dal 1° settembre, per le imprese dell’autotrasporto e per le imprese produttrici di rifiuti di maggiori dimensioni, è saltata. Si dovrà continuare con le precedenti disposizioni relative al registro e formulario. Una buona notizia, ammesso che sia confermata dalla discussione parlamentare. Infatti il ISTRI risulta inefficace a combattere le ecomafie e inefficiente rispetto al sistema di gestione dei rifiuti e alla operatività delle imprese, caricando di ulteriori oneri burocratici ed economici le attività che producono rifiuti e le imprese che li smaltiscono. Al fine di configurare e di monitorare il percorso e

la destinazione finale dei rifiuti occorre mettere a punto un nuovo sistema di tracciabilità sostenibile dalle imprese che non generi oneri Sin dai primi passi, il Sistri ha avuto in Cna uno dei suoi critici più attivi. E non certo per le finalità, assolutamente condivisibili – il monitoraggio e la gestione di un’attività nell’occhio delle cosiddette “ecomafie” – piuttosto per le procedure fissate dal ministero: modalità complicate e macchinose, tempi compressi, costi elevati per le imprese, soprattutto quelle più piccole. Considerazioni che avevano fortunatamente portato ad un rinvio dell’entrata in vigore del Sistri. Ora la sua cancellazione, che però non tiene conto di un “piccolo” particolare: i costi già sostenuti dalle imprese, almeno da quelle che hanno cercato di rispettare la tempistica dettata dalla legge. Costi diretti, sostenuti ad esempio dalle imprese di trasporto per i contributi versati, per l’installazione delle cosiddette black box (le centraline da installarsi sui camion),per il traffico telematico dei dati e per il necessario aggiornamento professionale. Ma anche costi indiretti per quelle aziende che si sono date una nuova metodologia per la gestione dei rifiuti. Costi che ora appaiono del tutto inutili, soldi letteralmente bruciati nel falò dell’incertezza della politica e della burocrazia. Cna ha anche abbozzato un calcolo di queste costi, stimandoli (per difetto) mediamente in 450 euro per ogni impresa di trasporto e di 150 euro per le aziende produttrici di rifiuti. Ora, se l’abrogazione mette al riparo dal rischio le imprese di dover pagare ancora in futuro, rimane aperta la questione dei contributi sin ora versati. Fita, l’associazione degli autotrasportatori di Cna, sta già studiando come predisporre  un’azione finalizzata al risarcimento delle somme pagate e per questo invita gli associati a rivolgersi ai propri uffici. Ma rimane aperto anche il problema della lotta alle ecomafie. Pensarci per tempo magari con il contributivo preventivo delle associazioni di categoria, potrebbe essere il modo giusto per arrivare ad una soluzione non solo condivisa, ma anche efficiente ed efficace.