AGROALIMENTARE DI QUALITA’ , LE MARCHE AI PRIMI POSTI

FOTO AGROALIMENTAREIl settore delle carni fresche DOP e IGP, con 549 allevamenti, 658 operatori e quasi 24mila capi, è secondo solo a quello del Lazio. Le Marche primeggiano (insieme a Toscana e Umbria) anche nella trasformazione di carni Dop e Igp con 84 allevamenti e 104 operatori.

Sono dodici i prodotti agroalimentare della nostra regione che hanno ottenuto il riconoscimento Dop e Igp tra cui, oltre alle carni fresche, il prosciutto di Carpegna, la casciotta di Urbino, l’oliva ascolana, l’olio extravergine di Cartoceto, i maccheroncini di Campofilone.

Agroalimentare di qualità, le Marche ci sono. Sono dodici i prodotti agroalimentare della nostra regione che hanno ottenuto il riconoscimento Dop e Igp: le carni fresche (il Vitellone bianco dell’Appennino Centrale, l’Agnello del Centro Italia), le carni preparate (Ciauscolo, Mortadella, Prosciutto di Carpegna, salamini alla cacciatora), formaggi (Casciotta d’Urbino, Formaggio di Fossa), ortofrutticoli cereali (lenticchia di Castelluccio, oliva ascolana), oli extravergine (olio di Cartoceto), paste alimentari (maccheroncini di Campofilone). Eccellenze che rappresentano il 4,5 per cento dei 267 prodotti Dop e Igp riconosciuti in Italia. La regione con il maggior numero di prodotti Dop e Igp sono l’Emilia Romagna (41), il Veneto (36) e la Lombardia (31). Lo afferma il Centro Studi Cna Marche, che ha elaborato i dati Istat per la nostra regione.

“le Marche” commenta il segretario Cna Marche Otello Gregorini“ sebbene non siano tra le prime dieci regioni per numero di certificazioni DOP e IGP,  garantiscono con un numero ristretto di certificazioni riconosciute la loro valorizzazione evitando la proliferazione che genera confusione e difficoltà nel rispettare i relativi disciplinari. Infatti non ha senso riconoscere Dop che non dispongono di un consorzio o di un sistema di controllo a garantirne la qualità e la filiera. Così si svilisce il valore del prodotto certificato”

Tra il 2013 e il 2014 i nostri operatori hanno subito l’effetto della crisi e si sono ridotti di numero: i produttori marchigiani Dop e Igp sono passati da 694 a 688 ed è anche calato il numero degli allevamenti (da705 a 695), della superficie adibita a tali produzioni (-27,8%), dei trasformatori di prodotti agricoli (-4,3%), degli impianti di trasformazione (-0,9%), del complesso degli operatori (da 875 a 861).

Le Marche sono ai primi posti tra le regioni italiane per quanto riguarda produzione e trasformazione della carne. Il settore delle carni fresche DOP e IGP, con 549 allevamenti, 658 operatori e quasi 24mila capi, è secondo solo a quello del Lazio. Le Marche primeggiano (insieme a Toscana e Umbria) anche nella trasformazione di carni Dop e Igp con 84 allevamenti e 104 operatori.

Tra i punti deboli delle produzioni di qualità marchigiane, rispetto alle potenzialità, vi è l’olio extravergine di oliva Dop e Igp: nelle Marche si contano solo 15 operatori di cui 4 produttori e trasformatori. E la superficie olivicola destinata nelle Marche a tali produzioni di qualità garantita è inferiore a quella di tutte le altre regioni, tranne che a quella del Trentino Alto Adige e del Friuli. Poi vi sono i prodotti di nicchia come la casciotta di Urbino con 44 allevamenti, 44 produttori e 2 imprese di trasformazione. Oppure l’oliva ascolana con 10 produttori e 4 imprese di trasformazione e i maccheroncini di Campofilone con 6 imprese trasformatrici.

“Una strategia vincente delle nostre imprese” afferma il responsabile Unione Alimentare Cna Gabriele Di Ferdinando “è la capacità di integrare   prodotti di diversa estrazione, animale e vegetale, come nelle olive farcite di Ascoli o la capacità di trasformazioni peculiari di prodotti agricoli, come nel caso della pasta di Campofilone, o di prodotti dell’allevamento, come nel caso dei particolarissimi salumi o formaggi, dal ciauscolo di Fabriano alla casciotta di Urbino e al prosciutto di Carpegna. Molto si può fare ancora per aumentare il ruolo delle produzioni agroalimentari di qualità della regione, fornendo così un sostanzioso contributo all’aumento del valore aggiunto prodotto nella regione e raggiungendo nuovi mercati con produzioni di alta qualità.”