APPALTI PUBBLICI, BASTA CON IL MASSIMO RIBASSO

foto appaltiIn tre anni, tra il 2011 e il 2013, nelle Marche, sostengono Confartigianato e Cna, ci sono stati 1.250 appalti pubblici di cui 905 sono stati aggiudicati ad imprese locali e 345 a imprese extraregionali. Ma se si fa riferimento al valore degli appalti, le proporzioni cambiano profondamente: su un valore di 1070 milioni di euro, alle imprese provenienti da fuori regione sono andati appalti per 594 milioni di euro mentre le imprese con sede nelle Marche hanno ottenuto lavori per 476 milioni di euro.

 Nelle Marche ha provocato ritardi nei lavori e opere bloccate

 Sabatini e Fortuna: “torniamo a chiedere alla Regione un Protocollo che eviti il massimo ribasso negli appalti pubblici e li frazioni in piccoli lotti, per permettere di partecipare alle imprese del territorio”.

In tre anni, tra il 2011 e il 2013, nelle Marche ci sono stati 1.250 appalti pubblici di cui 905 sono stati aggiudicati ad imprese locali e   345 a imprese extraregionali. Ma se si fa riferimento al valore degli appalti, le proporzioni cambiano profondamente: su un valore di 1070 milioni di euro, alle imprese provenienti da fuori regione sono andati appalti per 594 milioni di euro mentre le imprese con sede nelle Marche hanno ottenuto lavori per 476 milioni di euro. Lo affermano Cna e Confartigianato Marche, che citano i dati dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

“Alle imprese extraregionali” sostengono i presidenti di Confartigianato Salvatore Fortuna e di Cna Marche Gino Sabatini “vanno gli appalti più consistenti, grazie alla formula del massimo ribasso, con ripercussioni negative relative a ritardi nei lavori, appalti bloccati, bassa qualità, maestranze non pagate. Di recente situazioni problematiche si sono avute per quanto riguarda l’Inrca, il Quadrilatero, la terza corsia dell’A14, gli ospedali di Torrette e Camerino, gli appalti dell’Erap.”

A questo proposito, secondo gli artigiani, è stato eclatante il caso di Senigallia,dove l’Erap ha appaltato i lavori per un importo a base d’asta più basso rispetto al prezzario regionale del 20 per cento, e con una gara al massimo ribasso. Tutto questo   ha portato all’aggiudicazione dell’appalto ad una ditta extraregionale, con un ulteriore ribasso del 47 per cento e con la cessione in subappalto dei lavori. Con queste premesse, che hanno dato luogo ad un ribasso complessivo del 67 per cento rispetto al prezzario regionale, era evidente che non avrebbe potuto essere garantita dalla ditta aggiudicatrice la qualità dei lavori, né rispettati il capitolato, le norme sulla sicurezza ed i profili tecnici richiesti dall’Erap. Cose puntualmente verificatesi.

“ Se si vuole rilanciare il settore marchigiano delle costruzioni, anche attraverso il volano degli appalti pubblici” spiegano Sabatini e Fortuna” , occorrono interventi per superare il sistema dei massimi ribassi, privilegiando la qualità dei lavori e le imprese locali. In particolare chiediamo bandi di gara che consentano alle imprese del territorio di poter partecipare e alle opere di poter essere concluse positivamente. Per questo, gli appalti delle opere debbono essere frazionati in piccoli lotti e si debbono utilizzare criteri di aggiudicazione, consentiti dal Codice degli Appalti, che evitando il massimo ribasso, portino ad eliminare offerte anomale con ribassi eccessivi. Torniamo a chiedere che la Regione, si faccia promotrice di un Protocollo sulla gestione trasparente ed efficace degli appalti pubblici, che vada nella direzione descritta, con una azione forte di stimolo e controllo sulle stazioni appaltanti.”

Confartigianato e Cna Marche chiedono anche controlli accurati sui   requisiti tecnici, professionali, contrattuali, di sicurezza e finanziari delle imprese edili che partecipano agli appalti pubblici.

“Va evitata” concludono Fortuna Sabatini “l’assegnazione lavori pubblici di qualsiasi importo e tipologia ad aziende formalmente grandi ed attrezzate che se li aggiudicano con la formulazione del massimo ribasso ma che poi ritardano i lavori, lasciano le opere incomplete, mettono in difficoltà i subfornitori   locali, non pagano i lavoratori”.

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