ARTIGIANATO E PICCOLE IMPRESE, BREXIT E DAZI FRENANO LE MARCHE

 
 

Presentati a Jesi il XXIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia, a cura del Centro Einaudi, e Trend Marche, il Rapporto 2018 sull’artigianato e l’economia delle Marche

Al Centro Direzionale Esagono una giornata dedicata all’economia internazionale e regionale. Entrambi i rapporti sono sostenuti da UBI Banca

 Jesi, 23 maggio 2019   – Presentati a Jesi il “XXIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia” a cura del Centro Einaudi, e l’indagine congiunturale sull’artigianato e le piccole imprese “Trend Marche”, osservatorio a cura di Cna Marche e Confartigianato Marche. Entrambi i rapporti sono sostenuti da UBI Banca.  Sono intervenuti il presidente di Cna Marche Gino Sabatini e il vicepresidente di Confartigianato Marche Paolo Longhi.

Il Rapporto del Centro Einaudi, dal titolo”Il mondo cambia pelle?”, a cura del prof. Mario Deaglio, è giunto alla ventitreesima edizione.  Lo studio analizza i trend macroeconomici e le dinamiche geopolitiche del 2018, con uno sguardo specifico al ruolo che l’Italia può assumere nell’ attuale congiuntura economica e in relazione alle dinamiche internazionali.  Il rapporto Trend Marche è un osservatorio integrato a cura di Cna e Confartigianato Marche, UBI Banca, Università di Urbino, Università Politecnica delle Marche, con la collaborazione di Istat.  Operatori e “policy maker” vi trovano informazioni, dati, stime proiezioni che riguardano l’economia reale delle Marche.

 Rapporto Einaudi, l’economia globale rallenta anche a causa di una globalizzazione squilibrata

L’economia globale sta rallentando. La globalizzazione degli ultimi decenni ha prodotto molto, distribuendo male i suoi risultati. Si sono polarizzate le posizioni economiche dei ceti sociali, con pochi dotati di redditi molto ampi e molti limitati a redditi bassi con potere d’acquisto stagnante o in diminuzione e con la conseguente contrazione del ceto medio. In questo contesto globale ed europeo, l’Italia ha attraversato il 2018 all’ insegna del rallentamento. A questo hanno concorso cause internazionali, legate al peggioramento del commercio internazionale dovuto ai protezionismi, ma non solo. In realtà, la ripresa italiana non è stata completa, perché è iniziata dopo il 2012, perché non ha interessato tutti i settori (per esempio l’edilizia è ancora un convalescente debole) e perché non ha potuto essere affiancata da un’espansione fiscale significativa, come è accaduto a tutti i paesi nel 2009-2010. Esponendo le cause della ripresa incompiuta, nel rapporto si cita  l’insufficiente investimento in rapporto al Pil, e l’allargamento del divario tra nord e sud.

Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, nel suo intervento ha sottolineato il concetto di sostenibilità come approccio capace di condurre a soluzioni, purché “da una sostenibilità passiva si prosegua nel passaggio alla sostenibilità attiva. Una sostenibilità che implica tra l’altro una solidarietà tra generazioni e all’ interno delle generazioni, perché lo sviluppo sostenibile è tale se soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

 Trend Marche, crescono ricavi e retribuzioni, in contrazione investimenti e consumi

 Secondo l’Osservatorio congiunturale di TrendMarche, per le imprese con meno di 20 addetti della regione, il 2018 coincide con un’accelerazione nel recupero dei livelli del fatturato che crescono del 3,4% rispetto al 2017, per effetto soprattutto del progresso dei ricavi per conto terzi (+4%). Il 2018 registra invece diminuzione degli investimenti (-3,5%) e dei consumi (-1,8%) a fronte di un’ulteriore decisa crescita delle spese da retribuzioni (+6,3%).

“La ripresa dei ricavi” ha precisato Ilario Favaretto dell’Università di Urbino “non ha tuttavia ancora condotto ad un recupero dei livelli precedenti la crisi e ciò, nonostante siano trascorsi 10 anni dalla loro caduta. Se aumenta il fatturato” “preoccupano il calo degli investimenti e dei consumi che frenano lo sviluppo dell’economia marchigiana. Le nostre imprese scontano ancora un forte ritardo nella ricerca e innovazione e soprattutto nella formazione delle risorse umane. Per un deciso salto di qualità servono inoltre interventi infrastutturali e servizi avanzati e interconnessi oltre a forti investimenti sull’ internazionalizzazione”.

Le Marche, secondo il Rapporto Trend, hanno pagato pesantemente le recenti tensioni internazionali, le guerre commerciali, i dazi e la brexit. L’export in Russia delle imprese marchigiane lo scorso anno è diminuito dell’8,6 per cento, quello verso gli Stati Uniti del 6,2 per cento e quello nel Regno Unito del 3,7 per cento. In tutti e tre i mercati, il calo dell’export ha colpito soprattutto il sistema moda.

“I settori del  tessile, abbigliamento e calzature” ha sottolineato Gianluca Gregori prorettore dell’Università Politecnica delle Marche,  “negli ultimi anni hanno subito anche importanti processi di delocalizzazione, con un calo di occupati, negli ultimi 10 anni di oltre il 4 per cento nel sistema moda. Pesanti anche le conseguenze della delocalizzazione nella meccanica con una riduzione degli occupati di oltre il 5 per cento. Come favorire l’export delle imprese marchigiane e ridurre il rischio di delocalizzazione  delle produzioni? Secondo  gli imprenditori che abbiamo intervistato con un Focus sull’argomento, servono investimenti mirati, sostegno alla promozione e una forte riduzione del carico fiscale. E soprattutto fare sistema all’estero tra imprese, associazioni di categoria Camera di Commercio e istituzioni.”

Economia delle Marche, il commento di Ubi Banca

“I  dati 2018 relativi all’economia marchigiana sono in chiaroscuro” ha dichiarato Roberto Gabrielli, responsabile della macro area Marche e Abruzzo UBI Banca. “Dopo un primo semestre di buona crescita, nella seconda parte del 2018 si è assistito ad un evidente rallentamento. I livelli di fatturato crescono del 3,4% rispetto al 2017, ma, pur in presenza di una tenuta dell’occupazione, calano gli investimenti ed i consumi interni. Segnali contrastanti arrivano dall’export a causa degli effetti della guerra commerciale dei dazi e della Brexit. Ritengo siano necessarie politiche economiche  maggiormente incisive in grado di supportare le imprese nella crescita dimensionale e negli investimenti, specie quelli di natura innovativa”.