ARTIGIANI, DOPO LA PROTESTA, LE PRIORITÀ PER RIPARTIRE

Cfoto Gregorinionfartigianato e Cna Marche : guerra a burocrazia e ritardi nei pagamenti per rilanciare l’economia, il lavoro, le imprese

  

Cippitelli e Gregorini: “se non ci fossero gli artigiani il made in Marche perderebbe un miliardo  e mezzo di euro”

 

La priorità deve essere rimettere in moto le imprese iniziando dall’abbattimento dei costi dello stato,  drastico taglio delle tasse, lotta alla burocrazia, abbattimento dei ritardi nei tempi di pagamenti. Queste siano le priorità  dell’agenda di governo. E’ quanto chiedono Cna e  Confartigianato Marche, perché le nostre imprese non ce la fanno più., hanno ribadito il Segretario Confartigianato Giorgio Cippitelli e Cna Marche  Otello Gregorini.

Lo ha dimostrato la straordinaria partecipazione di migliaia di  imprenditori marchigiani alla manifestazione di protesta a Roma. Una piazza stracolma – oltre 60mila le presenze-  ha lanciato un messaggio molto chiaro al premier Matteo Renzi: basta annunci di buoni propositi, subito azioni concrete su fisco, burocrazia, credito, giustizia civile: dalle prime dichiarazioni del premier al senato queste sembrano le indicazioni che emergono.

«Ci aspettiamo quindi che la classe politica – affermano Cna e Confartigianato Marche – sappia cogliere il nostro messaggio, civile ma determinato. E che inizi, come da sempre facciamo noi, a lavorare sul serio per il bene di tutti. È in gioco il futuro».

Infatti  se la nostra regione fosse senza i suoi 49.081 imprenditori artigiani, l’impatto sulla popolazione sarebbe abbastanza contenuto (il 3,2% in meno), ma il valore aggiunto della regione diminuirebbe di 6.913 milioni di euro, pari ad un calo del 19 per cento.  Il made in Marche perderebbe un apporto del 13,5%, pari a 1.509 milioni di euro. Considerando senza lavoro i 68.500 dipendenti dell’artigianato, il numero di disoccupati aumenterebbe del 102,2% (aumento maggiore nella provincia di Fermo +144,9%, segue Macerata +124,9%, Pesaro-Urbino +116,7%, Ancona +82,2% e Ascoli Piceno +67,3%) ed il tasso di disoccupazione passerebbe dal 9,6% al 20,9% aumentando di 11,3 punti percentuali .

Le aziende italiane e  marchigiane non sono abituate a scendere in piazza, questo significa che la misura è colma. Si  proceda alla stesura di una road map di misure concrete e immediatamente attivabili per ridare fiato quanto prima al sistema delle imprese.

Basti pensare, tra i tanti problemi, che  una impresa attende in media fino a 170 giorni prima di essere pagata dalla Pubblica Amministrazione. I ‘cattivi pagatori’ tengono in ostaggio le imprese e rappresentano uno dei principali ostacoli alla ripresa economica. I ritardi di pagamento degli Enti pubblici  sono costati alle imprese marchigiane 45 milioni di euro di maggiori oneri finanziari. Gli imprenditori sono infatti costretti a chiedere prestiti in banca per finanziare la carenza di liquidità derivante dalle fatture non saldate. I pagamenti in 30 giorni imposti dalla legge rimangono quindi un miraggio.

Ogni azienda marchigiana spende in media 7.091 euro l’anno in adempimenti amministrativi. Un costo esorbitante oltre che assurdo. Questi soldi se ne vanno via per procedimenti farraginosi, complessi, inutili.

 “Le leggi anti-burocrazia esistono, sono persino troppe – dichiarano Gregorini e Cippitelli – Però non vengono applicate. Per abbattere quel mostro che è la burocrazia, occorre far valere le norme già in essere e in sintesi ‘semplificare la semplificazione’. Occorre insomma mettere le imprese nelle condizioni di lavorare e produrre perché gli artigiani sono alla base del tessuto produttivo delle Marche”.