ASSEMBLEA CNA. MALAVASI. “E’ COME NEL DOPOGUERRA. DOBBIAMO RICOSTRUIRE IL PAESE”

 

 

 

 

La relazione introduttiva di Ivan Malavasi all’Assemblea annuale della Cna, ha messo a fuoco le questioni principali che sono alla base della crisi dell’artigianato e delle Pmi.

 

 

 

CREDITO

A penalizzare le imprese italiane non ci sono solo le tasse, ma anche lo slalom quotidiano per la ricerca di credito. La situazione è drammatica. I finanziamenti all'artigianato si sono ridotti di oltre 7 punti in un anno. Il costo del denaro è più alto di oltre 2 punti sugli altri Paesi europei. Più di un terzo delle nuove richieste di credito rimangono senza risposta. Le banche riaprano i cordoni della borsa dimostrando la loro asserita natura commerciale.

 

FISCO

La pressione fiscale in Italia è una delle più alte del mondo. Secondo le ultime analisi della Banca mondiale la pressione fiscale sui profitti, sommando tasse e contributi, è pari al 68,5%. “E non è finita. Nel 2012 con l'Imu l'imposizione sugli immobili produttivi è destinata a raddoppiare – dice Malavasi aggiungendo che – il peso delle tasse è "il fronte principale su cui le imprese rischiano di essere sconfitte".

PAESE IMPAURITO, INCERTO E ANSIOSO

La condizione attuale, sotto molti aspetti, ci rimanda indietro, all'immediato secondo dopoguerra. Oggi come allora si tratta di ricostruire il Paese. Oggi come allora il Paese è impaurito, incerto e ansioso. Il presidente Cna non esita a sottolineare gli errori commessi nel passato: "tante volte ha prevalso, nella nostra storia nazionale, una forma di immaturità, di incompiutezza  strutturale, compensata solo dalla straordinaria creatività e capacità di adattamento dei nostri piccoli imprenditori e, sin quando è stato possibile, da politiche monetarie e fiscali accomodanti". Anche quando l'integrazione europea prima, la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia poi, hanno cambiato il mondo e con esso la nostra posizione economica al suo interno, non abbiamo risposto con il necessario cambio di passo e di prospettiva, dice. "Col necessario cambio di mentalità. Con processi veri di modernizzazione e di rinnovamento, che tenessero conto delle nuove condizioni.   L'inerzia, la mancanza di lungimiranza, la debolezza degli interventi riformistici, come nella giustizia civile, i ritardi nel rafforzare la legalità e contrastare la corruzione, hanno ostacolato la costruzione di ambienti favorevoli allo sviluppo e generato la spesa pubblica che conosciamo. Elevatissima e, per di più, priva di efficacia, efficienza e qualità". Malavasi fa appello quindi alla necessità di una "buona politica" che intervenga efficacemente sui mali endemici del paese, dalla spesa pubblica alla riduzione del debito, alla revisione dell'architettura istituzionale dello Stato.

HANNO CHIUSO 90MILA IMPRESE

"Serve un'idea Paese che metta al centro le piccole imprese". E' l'appello di Malavasi al governo e alla politica che – dice – deve definire gli obiettivi strategici nei prossimi 10-15 anni su cui concentrare le risorse.  "Negli ultimi 4 anni abbiamo perso quasi 90.000 imprese artigiane di produzione, oltre il 20%. Ben 250 mila posti di lavoro in meno. Si tratta di un numero enorme, pari a venti volte quello dei dipendenti dell'Ilva" sottolinea Malavasi che parla di posti di lavoro e lavoratori "invisibili, perché fuori dal campo visivo dei media e delle istituzioni". Intere filiere, che per decenni hanno rappresentato il vanto del nostro Paese, stanno scomparendo, trascinando nel baratro l'indotto e le comunità territoriali che attorno ad esso ruotano.  Manifattura, costruzioni e terziario avanzato sono i settori con il più elevato numero di addetti per impresa, con i maggiori investimenti in tecnologia, innovazione, formazione, con la più alta capacità di produrre ricchezza, prosegue il presidente Cia. Sono anche i settori più esposti alla dinamica dei mercati, alla disponibilità di credito, ai rischi connessi alla pianificazione di lungo periodo. "Paradossalmente – dice – sono proprio le imprese che hanno rischiato, investito, scommesso ad avere oggi maggiori difficoltà. Proprio grazie a queste imprese, che più si sono esposte sui mercati, oggi siamo, per centinaia e centinaia di prodotti, primi, secondi o terzi al mondo". 

PRODUTTIVITA'. POSSIBILE ACCORDO SENZA LA CGIL

"Se non ci fossero più margini di trattativa penso che si possa arrivare a un accordo separato, senza la Cgil". Lo afferma Malavasi parlando della trattativa imprese-sindacati sulla produttività. "Questo Paese non può più vivere di distinguo e di persone che pensano che il 1960 sia meglio del 2012. I sindacati devono fare anche loro delle scelte" ha aggiunto a conversando con i giornalisti a margine dell’Assemblea Cna.

"Apprezzo la posizione di rigidità dimostrata dal ministro Passera. L'accordo sulla produttività – prosegue Malavasi – non può essere al ribasso né può essere un qualche patto di spartizione delle risorse tra imprese e sindacati". Un eventuale accordo, dice il presidente degli artigiani, "deve modificare le regole dei rapporti di lavoro in termini di reale incremento di produttività. C'erano varie proposte sul tavolo, le imprese hanno prodotto un documento unitario, registriamo posizioni molto differenziate da parte dei sindacati".

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