AUTOTRASPORTO MERCI, CONFRONTO A JESI FRA ASSOCIAZIONI, SINDACATI E ISTITUZIONI

foto fita interporto luglio 2014Efficace confronto fra i rappresentanti delle imprese dell’autotrasporto Gasparoni Confartigianato e Battisti Cna, dei lavoratori Amadori Filt CGIL, Rossi Fit CISL e Andreani Uilt UIL.

Un confronto con i parlamentari Lodolini e Carrescia, con Giancarli e Silvetti rispettivamente presidente e Vice presidente della Commissione Trasporti della Regione, la d.ssa De Biasi, dirigente dell’Ufficio Ispettivo del Lavoro e tante adesioni dagli Assessori regionali Giannini, Malaspina e Lucchetti ai comandanti dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia stradale regionale.
Strette fra la concorrenza sleale dei Tir stranieri e le infiltrazioni della criminalità organizzata, le 4.648 imprese marchigiane dell’autotrasporto si trovano ad affrontare una crisi gravissima: nel corso di questi anni hanno affermato i relatori centinaia hanno chiuso, migliaia i lavoratori licenziati o in cassa integrazione. Una crisi, quella dell’autotrasporto, che è stata resa ancora più grave dalla concorrenza sleale messa in atto dalle imprese che violano le norme, facendosi beffe delle regole.
Mentre da una parte le imprese nostrane chiudono dall’altra circolano sempre più veicoli con targhe straniere; spesso si tratta di aziende nate surrettiziamente nei Paesi dell’Est che vengono ad operare in Italia svolgendo attività di trasporto domestico ed applicando ai lavoratori: contratti, contribuzione sociale ed assicurativa dei Paesi in cui hanno sede legale, potendo così praticare forti ribassi sui prezzi del servizio di trasporto, superiori al 20 per cento.
Vi è inoltre un uso distorto del cabotaggio, da parte di vettori stranieri, per il contrasto del quale risultano al momento del tutto insufficienti i sistemi di controllo su strada fin qui praticati dalle autorità preposte.
Ad incrementare questa situazione esistono inoltre imprese italiane che, forzando la normativa prevista dalla direttiva 96/71 che consente il distacco dei lavoratori effettuato nel quadro di una prestazione di servizi, utilizzano lavoratori assunti da agenzie interinali straniere. In questo caso il costo del lavoratore si attesta circa a 15 mila euro all’anno, molto al di sotto dei 45 mila euro tanto costa un’autista italiano alle dipendenze delle nostre aziende che applicano regolarmente il contratto di lavoro vigente e la contribuzione italiana.
Le conseguenze del diffondersi di questi fenomeni sono pesantissimi.
Ad aggravare la situazione hanno concluso sindacati e associazioni di categoria vi è la questione del rispetto dei costi minimi di sicurezza e dei tempi di pagamento; inoltre è sempre più presente, anche nel nostro territorio, il tentativo della criminalità organizzata, di infiltrarsi nel settore del trasporto. Spesso vengono utilizzati prestanome incensurati ed aziende apparentemente in regola, ma che non sono altro che delle lavatrici che riciclano danaro, anche queste si muovono sul mercato offrendo servizi di trasporto alla committenza locale a prezzi stracciati.
Un forte impegno è stato assunto dai parlamentari e consiglieri regionali presenti, nel sostenere le ragioni delle imprese e dei lavoratori dell’autotrasporto che hanno la necessità di lavorare nella legalità ed in questa direzione verranno attuate iniziative concrete in parla,mento e nella Regione, Cosi come l’Ufficio del lavoro svolgere i controlli atti a sostenere la legalità nel settore. Su questo le associazioni dell’autotrasporto hanno fissato 3 punti ineludibili: un corretto rispetto delle regole sul cabotaggio, lotta alle imprese illegali e il rispetto della norma che prevede costi minimi per i servizi di autotrasporto.

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