CARTA DI FONTE AVELLANA, LA CNA MARCHE FIRMA IL PROTOCOLLO D’INTESA PER IL PROGETTO PER L’APPENNINO

foto GregoriniVenti anni fa la Cna Marche aderiva alla “Carta di Fonte Avellana” per la valorizzazione delle aree interne marchigiane. La “Carta di Fonte Avellana” venne sottoscritta dalla Regione Marche, dalle Comunità montane, Province, Cooperative, Comunità monastica di Fonte Avellana ed ha segnato uno spartiacque ed un punto di svolta sancendo il passaggio dalle politiche di tutela alle politiche di promozione ambientale dell’entroterra montano marchigiano e più in generale dell’Appennino centrale.

Dopo due decenni la Carta è stata integrata ed è stato sottoscritto un nuovo protocollo di un “Progetto per tutto l’Appennino”, a cui la Cna Marche ha dato la sua adesione, con la firma del segretario regionale Otello Gregorini. Questo il documento d’intenti firmato dai soggetti aderenti alla “Carta di Fonte Avellana.”

 

VENTI ANNI DI CARTA DI FONTE AVELLANA È L’ORA DI UN PROGETTO PER TUTTO L’APPENNINO!

FOTO Fonte Avellana

Premesso che

– la Carta di Fonte Avellana ha individuato per lo sviluppo della montagna appenninica principi e finalità che la Strategia per le Aree Interne oggi riattualizza ed estende a livello nazionale, confermando la centralità del presidio residenziale del territorio perseguibile solo attraverso opportunità di lavoro, anche alla luce della perdurante crisi economica, sociale e ambientale;

– la Strategia per le Aree Interne individua negli interventi di sviluppo locale per la tutela del territorio e la sicurezza degli abitanti il cardine su cui innestare la realizzazione di economie sostenibili ed una nuova stagione di servizi in grado di invertire il calo demografico, migliorare la qualità di vita dei residenti e attrarne di nuovi;

– la Carta di Fonte Avellana prevede di sostenere un progetto di valorizzazione dell’Appennino promosso dalle Regioni, così come hanno deciso con la sottoscrizione della Convenzione degli Appennini, e può costituire, nello scenario attuale costituito dagli impegni nazionali e internazionali e con la metodologia offerta dalla Strategia per le Aree Interne, il fondamento ideale per indirizzare il modello di sviluppo sostenibile di estesi territori montani dell’Italia centrale interessati anche da un rilevante patrimonio paesaggistico, culturale e naturale;

 

Considerato che

– l’integrità e la valorizzazione delle aree interne e montane vanno perseguite con politiche attuate, promosse e supportate da una popolazione residente, consapevole della necessità di riattivare il capitale territoriale latente al fine di creare lavoro e inclusione sociale, ad iniziare dalle attività per arginare il dissesto idrogeologico e la perdita di biodiversità e il degrado dei beni ambientali, culturali e paesaggistici;

– le attività agricole, forestali e di salvaguardia del territorio rivestono un ruolo fondamentale per creare concrete occasioni di lavoro e costituiscono un prezioso presupposto per l’insediamento di attività di diversificazione agricola, artigianali, di servizio e più in generale dirette alla fruizione dei beni ambientali e culturali;

 

Ritenuto che

– la Carta di Fonte Avellana ha contribuito a sostenere, soprattutto nella montagna marchigiana, la residenza e l’occupazione nelle aree interne;

– la Strategia per le Aree Interne offre una metodologia capace di orientare e indirizzare le politiche di settore condotte delle istituzioni del territorio all’interno di un piano complessivo capace di integrare le competenze di tutti gli attori socio-economici coinvolti nella gestione dei beni comuni;

– è necessario consolidare un modello di governo della montagna che abbia il compito e sia in grado di programmare e concretizzare gli interventi di sviluppo locale definiti dalla strategia;

– è auspicabile rafforzare ed estendere, come delineato anche nella strategia di APE – Appennino Parco d’Europa, a più vasti territori appenninici l’applicazione della Carta, valorizzando il ruolo degli attori socio-economici locali e utilizzando gli strumenti normativi e amministrativi vigenti per stabilire un mutuo rapporto di collaborazione fra le istituzioni deputate al governo della montagna e le imprese residenti e attive nel territorio; – è necessario programmare, pianificare e orientare la dotazione delle risorse provenienti da tutti i fondi di origine europea e nazionale in una azione pubblica complessiva e come un investimento integrato per la nascita, crescita e consolidamento di attività economiche locali;, nell’ottica della creazione di nuova occupazione;

– è necessario, anche attraverso risorse garantire continuità alle risorse necessarie per l’attuazione delle politiche e degli interventi di gestione del patrimonio agro-silvo-pastorale, così da consentire un’opera costante di salvaguardia del territorio su cui innestare le iniziative economiche dei residenti ed per attrarre nuova residenza.

 

Tutto ciò premesso

confermando i monasteri di Fonte Avellana, Monte Giove e Camaldoli sedi del confronto e delle verifiche periodiche da scandire anche con lo spostamento delle lancette dell’Orologio dell’Appennino, in quanto centri propulsori di questa nuova idea di Appennino, oggi rafforzata dal progetto Codice Forestale Camaldolese, realizzato a cura del Collegium Scriptorium Fontis Avellanae;

 

si concorda e sottoscrive la seguente integrazione alla Carta di Fonte Avellana dal titolo

Carta di Fonte Avellana – Progetto per l’Appennino

 

I firmatari aderiscono alla integrazione Carta di Fonte Avellana, ne fanno propri tutti i contenuti e si impegnano a

 

  1. applicare per quanto di loro competenza, i principi e gli strumenti indicati dalla Carta di Fonte Avellana e dalla Strategia per le Aree Interne, allo scopo di promuovere occasioni diffuse di lavoro, residenza e presidio del territorio, mediante la realizzazione di interventi di sviluppo locale basati sulle attività di sistemazione salvaguardia e messa in sicurezza del territorio e più in generale su tutte le attività di sviluppo rurale, anche attraverso i principi dell’economia circolare;
  2. riconoscere nelle Unioni Montane l’ente istituzionale dei Comuni per il governo omogeneo delle aree interne e montane;
  3. attivare, nell’ambito della programmazione europea, nazionale e regionale, le azioni e gli investimenti pubblici utili ad attuare nelle aree interne e montane un grande progetto di lavoro, occupazione e messa in sicurezza del territorio, attraverso la promozione di questo metodo in ogni tavolo concertativo di settore già previsto nell’ordinamento regionale;
  4. utilizzare le norme europee, nazionali e regionali della legislazione speciale per la montagna, applicare le clausole sociali e ambientali e le disposizioni a favore delle piccole e medie imprese locali al fine di incentivare l’occupazione dei residenti, l’insediamento di nuova residenza e il consolidamento delle attività imprenditoriali nel settore primario, delle attività artigiane e turistiche ad esso collegate e delle iniziative economiche svolte dal terzo settore;
  5. favorire il ricorso agli strumenti, ivi compresi quelli presenti nella legislazione regionale, che consentono di utilizzare i patrimoni agricolo-forestali e i beni agro-silvo-pastorali pubblici e privati, in particolare quelli in abbandono, quale risorsa da valorizzare a fini ambientali e produttivi, dando continuità alle attività di salvaguardia del territorio e favorendo forme di associazionismo e di

partenariato pubblico-privato fra gli enti locali, le imprese, le cooperative e le PMI, e le altre forme di gestione associata dei terreni e delle risorse naturali;

  1. favorire il sostegno alla biodiversità, di cui le aree interne sono custodi indispensabili;
  2. favorire il sostegno a forme di autosufficienza energetica derivanti da fonti rinnovabili;
  3. promuovere ogni forma di collaborazione con le istituzioni europee affinché l’attenzione alle aree interne dell’Europa, in particolare ai territori montani, diventi oggetto di una specifica Agenda per le regioni montane, da ultimo nell’ambito della nuova politica di coesione post 2020;
  4. istituire, con cadenza annuale, il “Premio Appennino” consistente in una riproduzione dell’Orologio dell’Appennino da assegnare a chi realizza, in una o più parti, esperienze concrete che attuano gli impegni assunti con il presente documento