CENTRALIZZAZIONE DELLE POLITICHE DEL LAVORO, GIUNTA REGIONALE CONTRARIA

Logo Regione MarcheA rischio l’efficacia degli interventi anticrisi e per il rilancio dell’occupazione

Il Governo regionale delle Marche, nella seduta odierna, ha manifestato formalmente la sua netta contrarietà sull’intervento legislativo nazionale che centralizza in capo al Governo nazionale le politiche attive del lavoro separandole dalle politiche formative. “Tale scelta è gravissima – dice il presidente della Regione, Gian Mario Spacca – allontana dalle esigenze dei territori le politiche per il lavoro, mettendo a rischio l’efficacia degli interventi anticrisi e per il rilancio dell’occupazione in una fase estremamente delicata per il mercato del lavoro”.

Si ritiene dunque urgentissimo l’incontro richiesto al presidente del Consiglio Renzi dalla Conferenza delle Regioni per individuare interventi correttivi al testo del Disegno di legge costituzionale in materia di politiche attive del lavoro.

La Commissione Affari costituzionali, infatti, nella predisposizione del testo per l’Aula, ha approvato un emendamento all’articolo 30, di modifica dell’articolo 117 della Costituzione, che riconduce allo Stato la piena competenza in materia di tutela e sicurezza del lavoro e, cosa ancor più grave, in materia di politiche attive del lavoro.

Tale intervento, a cui la Giunta regionale ha manifestato la propria ferma e netta contrarietà, priva le Regioni delle competenze in materia di lavoro, determinando una separazione netta fra le politiche attive e la formazione professionale che resta di competenza regionale, facendo così venire meno quel legame che necessariamente deve invece sussistere per il buon funzionamento del sistema. Si chiede pertanto che la programmazione delle politiche attive resti di competenza delle Regioni, che, per la maggiore vicinanza ai territori, sono in grado di rimodulare gli interventi sulla base delle effettive esigenze del contesto produttivo locale.

“La centralizzazione delle competenze in materia di lavoro, contraria peraltro a quanto accade negli altri Paesi europei – aggiunge Spacca – rischia di replicare le fallimentari esperienze del passato e mette in seria difficoltà il rapporto di leale collaborazione tra Regioni e Stato”.