CNA E CONFARTIGIANATO CONTRO I TAVOLI BILATERALI TRA REGIONE e CONFINDUSTRIA

 

MARCHE, PER SUPERARE LA CRISI OCCORE  PARI DIGNITA’ DELLE FORZE SOCIALI ED ECONOMICHE

 

I dati dell’economia regionale non sono confortanti per nessuno e testimoniano – al di là dei pur significativi interventi messi in campo – di quale straordinario sforzo ci sia ancora bisogno per salvare la gran parte del nostro sistema produttivo, per accompagnarlo ad una maggiore competitività e qualità.

L’artigianato è parte essenziale di questo sistema manifatturiero e dei servizi dalla cui tenuta deriva la possibilità o meno di ampliare la quota della popolazione attiva e sviluppare occupazione.

Contemporaneamente, con le manovre economiche dei precedenti governi e di quello in carica, la Regione denuncia un taglio drammatico delle risorse dei trasferimenti statali – e quindi delle proprie capacità di finanziamento – finora destinate sia alle politiche industriali che al sistema dei servizi sociali e sanitari delle Marche.

Anche sul versante sociale, dei servizi alla parte più debole della popolazione – costretto ad una drastica cura dimagrante e alla selezione rigorosa degli interventi – non si può non rilevare come esso sia un tema trasversale a tutte le categorie di cittadini e che colpisce anche fasce di lavoro autonomo e di famiglie di piccola imprenditoria in modo del tutto diverso dal passato.

Nelle Marche un cittadino su cinque, rispetto alla popolazione attiva, ha un’attività di lavoro autonomo o di impresa (artigiana, commerciale o agricola) ed anche tra la popolazione pensionata o di chi ha perso il lavoro è sempre più alto il numero di chi proviene da una attività in proprio.

L’esposizione a forme di disagio sociale e alla necessità di ricorrere al sistema dei servizi sociali e socio-sanitari che in gran parte sono sotto la programmazione e la direzione della Regione è in questo mondo pari a quella degli altri cittadini .

Se questo è il quadro delle Marche – e siamo certi che lo sia – non si può non pensare di fronteggiarlo con una grande coesione – a partire dalle scelte politiche, se non mettendo in campo un confronto trasparente ed efficace con tutte le rappresentanze sociali ed economiche che qui agiscono e danno voce – ognuna per la sua parte – a decine di migliaia di soggetti.

La realtà economica e sociale delle Marche, il futuro stesso della Regione in una logica di sviluppo che deve mobilitare tutte le energie e rispondere con equità a tutte le situazioni di disagio, richiede di evitare con grande cura le soluzioni più semplici. Quelle per esempio, sul piano politico, che basti confrontarsi con i gruppi economici maggiori e le loro rappresentanze per trovare la soluzioni alle politiche industriali che tanto tutti gli altri seguiranno a ruota. E anche quelle che per conservare un sistema di aiuti e servizi sociali sia sufficiente ascoltare una sola parte sociale, per quanto possa essere rilevante ed organizzata.

Il sistema economico è una filiera molto più complessa e non aliena dal leggere segnali politici che la escludono; così come sulle tematiche sociali di oggi, in cui il disagio percorre strati di “ceto medio” fino a ieri sostanzialmente immuni, non può mancare la voce ed il confronto con tutti coloro che ad essi danno voce.

Servono scelte coerenti ed innovative che consentano di guardare avanti per l’interesse generale delle Marche, proprio a partire dal piano politico.

Non possiamo quindi che leggere con preoccupazione sia il persistere di tavoli riservati e prioritari sulle tematiche sociali e sanitarie tra Regione e Organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e sia l’avvio di tavoli politici altrettanto riservati su tematiche decisive per lo sviluppo economico con la sola Confindustria.

Innovazione, internazionalizzazione, infrastrutture, formazione e credito sono temi decisivi anche per la componente artigiana e di pmi che costituisce la parte preponderante del sistema marchigiano.

Come si può pensare di trovare soluzioni politiche soddisfacenti per l’insieme del sistema confrontandosi solo con una parte? E se quelle soluzioni ( e questo vale anche per il versante sociale) non trovano condivisione tra tutti i soggetti portatori di interessi, come pensa la guida politica della Regione di risolverli? Ci sono solo due possibilità: o la sottomissione alle decisioni degli altri o il conflitto.

Auspichiamo una seria riflessione e misure conseguenti, perché vogliamo che l’artigianato e le piccole imprese non siano costrette a dover scegliere tra quelle due possibilità, ma partecipare con pari dignità degli altri al confronto politico che consenta di decidere insieme sulla soluzione ai problemi delle Marche e dei suoi cittadini .