COMMERCIO, FATTURATI IN CALO E SCARSEGGIA LA LIQUIDITA’, SI SPERA NEL NATALE O A GENNAIO CI SARA’ IL PICCO DELLE CHIUSURE.

Negozi e botteghe chiedono ristori, dilazioni nei pagamenti e sostegno ai consumi, per non morire. In nove mesi, nelle Marche sono 247 in meno. Il grido d’allarme della Cna.
Gettare la spugna e chiudere bottega oppure resistere sperando che passi la nottata. E’ questo il dilemma che stanno affrontando botteghe e negozi marchigiani. Stretti tra una chiusura e un ristoro non sanno se smettere o andare avanti. In nove mesi, il loro numero è sceso da 18.081 a 17.834. Sono 247 in meno. Quelli che in questo disgraziato 2020 non ce l’hanno fatta e sono stati sconfitti dal Covid prima e dalla burocrazia poi. Con i fatturati in calo, se non azzerati, e ristori e prestiti in ritardo o inadeguati.
Il prezzo più pesante è stato pagato dagli ambulanti (-137) a causa delle limitazioni ai mercati ed alla circolazione delle persone. Duramente colpiti anche i negozi di abbigliamento (-57), gli esercizi commerciali di prodotti per uso domestico (-42), i negozi di paese non specializzati, dove puoi trovare di tutto (-40), le ferramenta (-28), edicole e cartolerie (-27), commercio al dettaglio di articoli culturali e ricreativi (-26).
Il picco delle chiusure atteso a gennaio. Purtroppo non finisce qui. Secondo una indagine dell’Istituto Tagliacarne, il picco delle chiusure è atteso nei primi mesi del prossimo anno. Secondo questa indagine, due imprese del commercio su cinque lamentano un deterioramento della liquidità a seguito dell’emergenza sanitaria. Per questo il 24 per cento di esse ritiene urgenti provvedimenti su moratorie e dilazioni nei pagamenti. Una su cinque chiede azioni a sostegno dei consumi e il 16 per cento punta sui ristori. Soli il 27 per cento degli imprenditori del commercio, ritiene di poter recuperare i propri livelli produttivi nel 2021.
Un mondo che scompare. “E’ tutto un mondo che scompare” commenta Gabriele Di Ferdinando, responsabile Unione Commercio e Turismo Cna Marche “e che, in molti casi, non ha potuto contare nemmeno sui ristori, perché negozi e botteghe sono rimasti aperti ma c’è stato un crollo nelle vendite. Così si lacera un tessuto sociale che, nei borghi e nei centri storici, è basato sui negozi di vicinato, e si perdono imprese e posti di lavoro. Per questo la Cna ha chiesto di rivedere il criterio di erogazione dei ristori, basandoli sul calo di fatturato e non sui codici Ateco delle attività chiuse da Dpcm e ordinanze. Una proposta recepita dalla risoluzione parlamentare sullo scostamento di Bilancio. Il Parlamento, all’unanimità, auspica un nuovo meccanismo per erogare i contributi a fondo perduto, che tenga conto dei costi fissi e del calo di fatturato. Speriamo che il Governo recepisca tale indicazione”.
Salvare il Natale. L’Unione Commercio e Turismo Cna Marche, chiede a Governo e Regione che, in prossimità delle feste natalizie, vengano allentate alcune misure restrittive, che gravano sul settore della distribuzione al dettaglio, per non perdere il periodo commercialmente più interessante dell’anno e per restituire vivibilità ai piccoli paesi e ai centri storici delle città marchigiane.
“Auspichiamo” sottolinea Di Ferdinando “il posticipo alle 22 della chiusura dei negozi, eventualmente con ingressi regolamentati nelle strade e nelle piazze dedicate allo shopping. Inoltre riteniamo utili tutte le leve commerciali finalizzate a rilanciare la vendita nei negozi al dettaglio delle città marchigiane”