CONFIDI MARCHIGIANI A CACCIA DI FONDI PER LE IMPRESE

Lo scorso anno,  i Confidi marchigiani  hanno garantito finanziamenti per oltre 600 milioni di Euro (1,6 miliardi di euro lo stock in essere) ma il 30 per cento dei finanziamenti deliberati non è stato erogato dalle banche. Dal 2008 al 2010 da Regione, Province e Camere di commercio 23 milioni di euro ai Consorzi fidi marchigiani ma nel 2012 debbono aumentare se si vogliono garantire risorse per le imprese

SOCIETA’ REGIONALE DI GARANZIA E CONFIDI

A CACCIA DI FONDI PER LE IMPRESE DELLE MARCHE

 

Senza credito e senza futuro. Le banche non finanziano più le imprese che, strozzate dalla mancanza di liquidità, rischiano di chiudere i battenti. Sono 30 mila in Italia e più di mille nelle Marche le imprese destinate a chiudere quest’anno per effetto della crisi e sopratutto della stretta creditizia. Lo hanno denunciato i Confidi di Confindustria, Confartigianato, Cna, Casartigiani  e Cooperazione delle Marche,  riuniti in conferenza stampa ad Ancona. Gli istituti di credito, hanno affermato, faticano a concedere finanziamenti non solo alle aziende in difficoltà, ma anche a quelle sane e senza debiti. In molti casi anche alle imprese garantite dai Confidi. Lo scorso anno, i Confidi marchigiani hanno garantito finanziamenti per 600 milioni di euro ma il 30 per cento dei finanziamenti deliberati non è stato erogato dalle banche. E quest’anno, a giudicare dall’andamento dei primi due mesi, la percentuale delle pratiche respinte dalle banche, è destinata ad aumentare ulteriormente. Per scongiurare l’ulteriore stretta creditizia, che minaccia le imprese marchigiane, il presidente della Società regionale di Garanzia Marche Giorgio Cippitelli ed i presidenti di Confidi Macerata Oliviero Rotini, di  Confidicoop Marche Graziano Mariani, di  Fidimpresa Marche Alberto Barilari, di Confartigianato Fidi Pesaro Learco Bastianelli  , in rappresentanza di tutti i Confidi marchigiani, hanno chiesto alle banche di aprire il rubinetto del credito alle imprese.

“Gli istituti di credito” ha ricordato Cippitelli “hanno ricevuto dalla Bce diversi miliardi di euro al costo dell’1 per cento mentre nei prestiti concessi alle imprese viene praticato un tasso che oscilla tra l’8 e il 10 per cento. E’ una situazione insostenibile “

Quel che preoccupa di più, hanno sostenuto i presidenti dei Confidi intervenuti alla conferenza stampa, è il fatto che anche i Consorzi fidi stanno risentendo della stretta creditizia. Nel 2011, secondo la Banca d’Italia, le sofferenze delle imprese sono aumentate del 40 per cento. Una situazione che si trasferisce ai portafogli dei Confidi in termini di rischiosità, erodendo progressivamente il loro patrimonio.

“Dall’inizio della crisi” hanno ricordato “abbiamo sostenuto migliaia di imprese garantendo il credito che veniva richiesto alle banche  ma oggi, se non si interviene per sostenerci, rischia di venir meno lo strumento dei Confidi, che in questi anni, è stato il più efficace contro il credit crunch. Per questo chiediamo a Regione, Province e Camere di commercio di rifinanziare le nostre strutture. Dal 2008 al 2010 da questi enti sono state messe a disposizione dei Confidi risorse per 23 milioni di euro e chiediamo non solo di mantenere ma di rafforzare questa scelta”.

Le imprese più a rischio sono le piccole e medie, per le quali da ottobre 2011 ad oggi, i prestiti concessi si sono ridotti di quasi il 35 per cento mentre oltre il 50 per cento delle microimprese segnala crescenti difficoltà nella concessione del credito da parte delle banche ed anche quando viene erogato, si ha una riduzione dei volumi dal 30 al 50 per cento.  La situazione, più fluida per quanto riguarda i crediti a breve termine, risulta essere più pesante per i finanziamenti a medio e lungo termine.

“Un ruolo fondamentale  nel sostegno al credito per le imprese” hanno concluso i presidenti dei Confidi marchigiani “può assumerlo il Fondo centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese, che ha deliberato 55 mila operazioni nel 2011 che è stato rifinanziato quest’anno con 400 milioni di euro. Ma dovrebbe concentrare i propri interventi sulla sola controgaranzia dei fondi di garanzia regionali e dei

Confidi invece di operare direttamente con le banche, finendo per far pagare il credito più caro alle imprese, senza l’intermediazione dei Consorzi Fidi”.

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