CONTRO LA DISOCCUPAZIONE NON ESISTONO RICETTE FACILI

“Contro la disoccupazione non esistono ricette facili. Occorrono immediatamente politiche del lavoro efficaci e moderne, formazione professionale, istruzione tecnica, flessibilità”

 

“Non esistono ricette facili per risolvere l’emergenza della disoccupazione, soprattutto giovanile, nel nostro Paese: l’unica strada seria è attivare immediatamente politiche del lavoro efficaci e moderne, costruite sulla formazione professionale, sull’istruzione tecnica, basate sul rapporto stretto scuola lavoro, e sulla flessibilità. C’è bisogno di un lavoro duro e dell’impegno di tutti per ottenere risultati concreti e non abbandonare definitivamente un’intera generazione di giovani. Accanto a ciò  la riduzione del costo del lavoro è una operazione imprescindibile se vogliamo tornare ad essere competitivi e a crescere".

 

E’ questo l’allarme lanciato da Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) in occasione dell’audizione  presso l’XI Commissione della Camera (Lavoro pubblico e privato), nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul mercato del lavoro.

 

Per Rete Imprese Italia oggi assistiamo ad una divaricazione profonda e crescente tra sistema educativo e sistema produttivo. Il tasso di attività dei giovani in Italia con alta istruzione è molto basso rispetto alla media europea e altrettanto bassa risulta essere anche la media dei nostri laureati: il 20% rispetto alla media del 32% nell’Europa a 27. A questo va aggiunto che cresce il numero dei laureati, ma non altrettanto l’offerta di impiego che, in un tessuto costituito soprattutto da Pmi, richiede profili tecnici e specialistici.

 

Una ulteriore spia del peggioramento della condizione occupazionale dei giovani – sottolinea Rete Imprese Italia – è il gravissimo fenomeno dei Neet (not in education or training or employment), cioè dei ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione professionale. Si stima che siano circa 2 milioni i giovani fuori dal circuito scolastico, formativo e lavorativo, una zona grigia che tende in maniera preoccupante ad aumentare, soprattutto nel Mezzogiorno dove, tra i maschi, tocca punte dell’80%.