COVID19, ORA L’EMERGENZA E’ L’ECONOMIA

di Otello Gregorini – Segretario  CNA Marche

 Coronavirus, ora l’emergenza è l’economia. Mentre sul fronte sanitario si stanno consolidando segnali, sia nelle Marche sia in Italia, che indicano un’inversione del trend col calo di nuovi contagiati e dei ricoverati in terapia intensiva, le aziende cominciano ad avere il fiato corto. I principali istituti di ricerca stimano per il 2020 una perdita del 7 per cento del Pil con un rimbalzo, auspicato, del 3 per cento nel 2021. Ma per ripartire, le imprese, al 2021 devono arrivarci vive. Il timore è che, prolungandosi il lockdown, tra il 10 e il 20 per cento delle nostre piccole imprese, potrebbe non riaprire mai più, in particolare tra le strutture ricettive, della ristorazione e turistiche ma anche nella moda e tra le aziende contoterzi. Per le Marche, dove il 95 per cento del sistema produttivo è formato da micro e piccole imprese, la ripartenza rischia di essere più faticosa rispetto ad altre realtà territoriali.

Nella nostra regione le imprese chiuse per decreto sono il 47 per cento del totale. A stare a casa è il 43 per cento dei lavoratori. In valori assoluti significa che sono sbarrati porte e cancelli di 60mila  aziende e che, tra cassa integrazione e ferie, sono chiusi in casa  260 mila lavoratori. Il fatturato generato dalle aziende in lockdown, nel 2019 è stato pari al 40 per cento del fatturato totale del sistema produttivo marchigiano.

In pratica metà dell’economia marchigiana è in stand by forzato.  Calcolando un periodo di chiusura obbligatoria di tre mesi (da marzo alla fine di maggio) con altri tre mesi di riaperture progressive e graduali, la perdita di fatturato sarebbe del 40 per cento.

Si tratta di uno scenario pesantissimo per l’economia marchigiana, che da sola, non sarebbe in grado di ripartire. Serve l’intervento pubblico. Una prima risposta è stata data dal Governo, prima con il Decreto CuraItalia e, nei giorni scorsi, con un ulteriore decreto che stanzia 200 miliardi per garantire i crediti alle imprese e ulteriori 200 miliardi per l’export. Inoltre tasse e tributi sospesi fino a giugno e sospensioni delle procedure fallimentari.

Sono interventi  non esaustivi. Ai lavoratori autonomi ed alle partite Iva va garantita una somma a fondo perduto adeguata per non farli fallire e va prorogata la cassa integrazione per tutti i lavoratori. Sono interventi urgenti per non obbligarli a chiudere o a dover rinunciare ai propri collaboratori.

Occorre inoltre programmare una riapertura graduale e in sicurezza delle attività produttive.

Cominciando da quelle necessarie per garantire la continuità delle filiere, dai cantieri edili (in particolare nelle aree del sisma) e dalle imprese, come quelle della moda, legate a cicli produttivi stagionali.

Serve un grande piano di investimenti in opere pubbliche, partendo dai piccoli e grandi lavori già cantierabili, dal recupero e manutenzione, dal risparmio energetico. Senza dimenticare la digitalizzazione di imprese e territori, di cui abbiamo toccato con mano, la grande importanza in questa fase di lockdown. Ma occorre anche rivedere e definire meglio le competenze dello Stato e delle Regioni e semplificare la burocrazia e tutti i processi autorizzativi per le imprese. Infine va semplificata e alleggerita la pressione fiscale sulle imprese.

Nella nuova fase, sconfitta la pandemia, nulla sarà più come prima. Ci sarà la riscoperta dei prodotti nazionali. Nelle Marche questo significa ripartire dalla valorizzazione del nostro modello d’impresa a proprietà diffusa sul territorio, flessibile e attento all’inclusione sociale.  Dovremo qualificare le nostre piccole imprese nel nuovo equilibrio economico mondiale. Dovremo far passare il messaggio vincente di un sistema produttivo con una importante funzione economica e sociale, fatto di piccole realtà, espressione di valori, dinamico e proiettato al futuro.

Un compito e un impegno di cui la Cna Marche intende farsi carico. Siamo vicini alle imprese in questa fase di sopravvivenza e lo saremo nella fase della ripartenza, coniugando la sicurezza con le ragioni dello sviluppo. Cna e imprese, insieme ce la faremo.