ECONOMIA DELLE MARCHE, UN 2019 DI LUCI E OMBRE E LA SPERANZA DI UN 2020 DI SVOLTA

Innovazione, digitalizzazione, credito   e ricostruzione post sisma i nodi da affrontare secondo Otello Gregorini, segretario Cna Marche

Un anno interlocutorio, tra vecchi problemi e nuove speranze. Il sistema produttivo delle Marche entra negli anni ’20, lasciandosi alle spalle un 2019 che ha chiuso un decennio di crisi,  e sembra lasciare il testimone a un decennio di ripresa economica e di profonde trasformazioni in quella che era la patria dei distretti e del “piccolo è bello”, ma che ora cerca nuove strade per lo sviluppo. E’ questo il quadro delineato da Otello Gregorini, segretario Cna Marche, nel momento del passaggio tra vecchio e nuovo anno. Tempo di bilanci e di promesse per il futuro.

Come si è chiuso il 2019?

“Quello che si è appena concluso, per l’economia delle Marche è stato un anno interlocutorio. Le imprese  hanno  visto una produttività stabile e spese per investimenti stazionarie, anche a causa dell’incertezza sulle prospettive economiche e sulla situazione politica nazionale. Malgrado ciò, le aziende con meno di venti dipendenti,  che sono oltre il 90 per cento di tutte le imprese marchigiane,   hanno aumentato il fatturato del 4 per cento.  Nella nostra regione è in atto un processo di trasformazione del sistema produttivo, con un calo costante delle imprese individuali e un aumento delle società di capitali. Un fenomeno che riguarda anche l’artigianato. Questo significa imprese più strutturate e innovative, che puntano ad essere competitive non solo sui mercati locali, ma anche su quelli internazionali.”

Quali sono i settori più in difficoltà?

“I settori manifatturieri tradizionali sono quelli che faticano di più a tenere il passo con i cambiamenti dell’economia e che nel 2019 hanno continuato a perdere imprese.  In particolare le attività del sistema moda e quelle del legno mobile ma anche della meccanica. Sono calati i ricavi del manifatturiero del 3,4 per cento, con punte del 13 per cento nel tessile abbigliamento e nelle calzature e del 12,2 per cento nella meccanica. A chiudere sono anche i piccoli negozi del commercio e dell’artigianato nei centri storici e nei piccoli paesi, creando un problema non solo economico ma di tenuta del tessuto sociale”.“

E quelli che se la cavano meglio?

“ Le aziende innovative del terziario avanzato e quelle di Impresa 4.0, sono quelle che meglio di altre, hanno saputo affrontare il cambio di paradigma di una regione che vuole ritrovare competitività attraverso le strade della conoscenza, del capitale umano, dell’innovazione e della ricerca. Bene anche le imprese che hanno saputo aggredire i mercati esteri. Turismo e costruzioni sono altri due settori che nel 2019 hanno registrato un aumento del numero delle imprese e del fatturato. Nel primo caso grazie alle bellezze ambientali, artistiche e culturali ma anche all’offerta enogastronomica delle imprese marchigiane della ristorazione e alle botteghe dell’artigianato artistico e tradizionale. Nel secondo caso a trainare il settore  sono state le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni, intervenute su un patrimonio abitativo vecchio di cinquanta anni, e l’avvio della ricostruzione dopo il terremoto del 2016”.

Che prospettive ci sono per l’anno appena iniziato?

“Rispetto al 2008 il Pil delle Marche è ancora inferiore dell’8,4 per cento, mentre a livello nazionale la flessione è inferiore alla metà (3,4 per cento). Dobbiamo puntare a recuperare questo gap, ripartendo dalle imprese e dal contesto territoriale, che è fondamentale per la loro competitività. Dopo dieci anni passati in difesa, è tempo di ribaltare il campo d’azione e progettare il futuro, cercando di fare sistema tra istituzioni, università, istituti di credito, associazioni di categoria. E bisogna investire sempre di più sul capitale umano, autentico valore aggiunto nella competizione del mercato globale”.

Peraltro, nel 2020 si vota per le regionali. Cosa chiedete alla politica?

“Intanto apprezziamo che nella legge di Bilancio 2020 non sia aumentata l’Iva e sia stato confermato l’Ecobonus. Detto questo, dalla politica e dalle istituzioni regionali ci aspettiamo un rinnovato impegno per ridurre il gap infrastrutturale delle Marche e favorire gli investimenti. Vanno sostenuti i Confidi e favorito l’accesso al credito delle piccole e medie imprese. Ma soprattutto chiediamo che la politica aiuti l’iniziativa imprenditoriale, semplificando la burocrazia e riducendo il carico fiscale per le imprese”

A che punto è l’internazionalizzazione?

“Sul sostegno all’internazionalizzazione possiamo dire che, tutto sommato, la Regione ha ben operato. Nel 2020 occorre proseguire sulla strada intrapresa, con un’attenzione crescente per favorire la presenza sui mercati esteri delle piccole e medie imprese marchigiane”

E il processo di digitalizzazione?

“Su questo siamo ancora indietro e il 43,3 per cento delle imprese che naviga in rete, lo fa ad una velocità inferiore a 10 mbps. Ma la Regione sta facendo uno sforzo importante e si è data l’obiettivo di coprire tutto il territorio delle Marche, con la banda larga e ultralarga, con 236 progetti  e 135 cantieri aperti, per un investimento di 74,3 milioni di euro. Ci auguriamo che i lavori procedano spediti, perchè la velocità di connessione è determinante per spingere le imprese ad adottare le nuove tecnologie informatiche”.