ECONOMIA MARCHE, NEL 2013 CI SARA’ LA RIPRESA?

2013, LA LUCE O IL BUIO IN FONDO AL TUNNEL?

 

di Renato Picciaiola*

 

“In fondo al tunnel ho visto  una luce. Era il treno”. In molti hanno ricordato questa battuta di Woody Allen per descrivere la situazione della nostra economia. Ma in realtà, oltre alla luce del treno, non c’è solo buio in fondo al tunnel!

Il buio riguarda un autunno che si preannuncia molto difficile e con prospettive di ulteriore peggioramento per troppe imprese. La luce è quella, seppur flebile, di  dinamiche positive e di deciso miglioramento, per altre imprese, in particolare quelle che guardano ai mercati esteri.

E’ difficile sintetizzare in poche righe le considerazioni che nascono spontanee dall’osservazione di come va evolvendo la crisi. Ci si può provare, tuttavia, anche se in modo necessariamente incompleto e schematico:

– dal lato dei decisori pubblici, la fase del rigore è stata avviata da tempo e ci accompagnerà ancora a lungo perché ha mostrato di giovare all’immagine internazionale dell’Italia; è però molto importante che si stia cercando in tutti i modi di riavviare anche la crescita, una fase, questa, ancora tutta da intraprendere, e che sarebbe bene portasse frutti già prima della fine dell’anno;

– questa convinzione nasce dal fatto che in economia sono molto importanti le aspettative: se il governo Monti riuscisse a invertirne il segno – come speriamo – allora anche le altre misure per la crescita (come il piano per le infrastrutture, essenziale per il rilancio della produttività nel settore pubblico come in quello privato) potranno sortire effetti tangibili;

– per le imprese di piccole dimensioni queste dinamiche devono significare fatti precisi: ripresa degli investimenti in primo luogo, sia per rimediare a un lungo periodo di calo nella loro diffusione e nel loro ammontare (che ha provocato deterioramento e obsolescenza dei fattori tecnici) sia per avvantaggiarsi delle tecnologie e delle conoscenze nuove rese disponibili da processi innovativi e di ricerca che nel frattempo hanno continuato a marciare velocissimi;

– gli investimenti di sviluppo nascono da nuove idee ma si fanno quando non vi è troppa incertezza e quando si possono trovare le risorse a costi sopportabili: nei prossimi mesi l’incertezza è destinata a rimanere alta e le risorse scarse ma alcuni processi in corso indicano prospettive positive se non di breve periodo almeno di medio e lungo;

– l’Italia torna a puntare sulla formazione di base e riapre i concorsi per docenti. Nuovi giovani in cattedra e nuovi sistemi di valutazione di docenti e dirigenti significheranno una scuola migliore e molte più idee valide per innovazioni e investimenti di sviluppo. Era importante cambiare rotta e ci si sta fialmente provando;

– ma le nostre piccole imprese devono poter contare su risorse finanziarie adeguate, in grado di sostenere progetti di innovazione e di cambiamento: i limiti delle nostre banche, incapaci di garantire linee di credito a imprenditori dinamici ma in difficoltà, non devono aggiungersi a quelli della macchina pubblica per frenare ulteriormente il recupero di competitività delle nostre imprese. L’effetto spiazzamento degli alti tassi di interesse praticati sui nostri bond dovrebbe – se tutto va bene – calare e consentire nuovamente alle nostre imprese di trovare finanziamenti adeguati a condizioni adeguate;

– la ripresa dei processi di investimento e innovazione dovrà consentire alle nostre imprese di offrire prodotti e servizi competitivi; solo a tale condizione un aumento del reddito spendibile ottenuto dall’abbassamento del cuneo fiscale e contributivo di cui si discute sempre più diffusamente, permetterà di ritornare ad una nuova fase di incremento della ricchezza prodotta (del Prodotto interno lordo) senza disperdersi in flussi crescenti di importazioni. La competitività dell’offerta delle nostre imprese consentirebbe non solo di sostituire le nostre produzioni a quelle importate ma anche di aumentare ulteriormente le nostre esportazioni.

– Gli effetti della ripresa della competitività sarebbero rilevanti e non transitori perché dalla crisi dovremmo aver imparato che non vi sono scorciatoie al benessere e che ciò che conta è l’economia reale e i suoi veri protagonisti (le imprese, il livello del capitale umano, le caratteristiche del contesto, l’apertura all’esterno); il manifestarsi di nuovi importanti competitor porta con sé anche l’allargamento di mercato e diviene un fatto positivo quando una società e la sua economia si attrezzano per fronteggiare la complessità e la vastità delle sfide e per coglierne le opportunità.

– Più in particolare, per le nostre imprese di piccole e piccolissime dimensioni valgono alcune opportunità che possono essere sintetizzate da termini come flessibilità, capacità di personalizzazione, accuratezza e durevolezza delle produzioni, capacità di recupero, ristrutturazione, riconversione, riparazione e manutenzione. Queste doti, che caratterizzano ampia parte delle imprese più piccole, sono da un  po’ di tempo oggetto di riconsiderazione in quanto ritenute unanimemente necessarie al mutamento dei modelli di benessere che le esigenze di sostenibilità dello sviluppo impongono. Si pensi al risparmio energetico e alla microproduzione di energia tramite fonti rinnovabili: il ruolo delle nostre piccole imprese operanti in diversi settori (costruzioni private e pubbliche, produzione e installazione di impianti, di infissi, ecc.), si configura strategico per una più capillare diffusione della nuova cultura ecologica e, in particolare, per l’affermarsi di una nuova consapevolezza del rapporto tra sviluppo e benessere.

– Ancora a titolo di esempio: si pensi al crollo delle vendite di auto e al fatto che il parco mezzi tende così a invecchiare e a richiedere riparazioni e manutenzione più assidua. Anche se le vendite di nuove automobili riprenderanno tono, tuttavia è evidente che il ruolo degli autoriparatori tenderà ad acquisire anch’esso nuova rilevanza, non fosse altro che per contribuire ad assicurare più lunga vita a beni di consumo durevole come le auto che tanta importanza hanno assunto nella vita moderna, e che tanto pesano nel bilancio delle famiglie non solo italiane.