Forum Marche – Emilia Romagna – Toscana – Umbria a Portonovo

RESOCONTO FORUM DI PORTONOVO

Quali politiche industriali per le regioni del benessere e dello sviluppo diffuso? Nell’intento di declinare soluzioni valide per le specificità territoriali di Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana, si sono confrontati assessori e dirigenti regionali alle Attività produttive. All’iniziativa, organizzata il 18 luglio a Portonovo di Ancona dalle Cna delle regioni interessate, ha partecipato per le Marche l’Assessore Gianni Giaccaglia, mentre per l’Emilia Romagna, la Toscana e l’Umbria, sono intervenuti i dirigenti regionali Morena Diazzi, Alessandro Compagnino e Ciro Bechetti. I temi di discussione sono stati messi sul tappeto dall’economista Ilario Favaretto e il dibattito è stato coordinato dal giornalista Ivan Gabrielli. Il Forum è stato introdotto dal segretario regionale della Cna Marche Silvano Gattari.

SILVANO GATTARI
Questa iniziativa è il seguito ideale del Forum del 31 marzo su “Reti, innovazione e coesione sociale”, che ci ha visto riunire a Bologna i Presidenti di Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria. Oggi, sempre nell’ambito delle iniziative promosse dalla nostra rivista “IO L’IMPRESA”, abbiamo qui con noi l’assessore Giaccaglia ed dirigenti alle attività produttive delle altre regioni, che sostituiscono degnamente gli assessori, trattenuti da altri impegni istituzionali. Il Forum di Oggi sarà dedicato alle “politiche industriali ed alle leggi regionali per le attività produttive”. E’ intenzione della Cna proseguire nel confronto con le istituzioni regionali dei nostri territori, prevedendo in futuro anche un Forum con gli assessori regionali al lavoro, per continuare a riflettere sullo sviluppo e sul rapporto tra chi ci governa e il nostro sistema dell’imprenditoria diffusa.

ILARIO FAVARETTO.

Questo Forum si propone di coinvolgere le istituzioni territoriali delle quattro regioni in un’azione comune nella consapevolezza che il tema della piccola impresa non riguarda solo le associazioni di categoria: questa linea strategica trae forza dalla consapevolezza che la funzione economica, sociale, culturale della piccola impresa assume rilevanza istituzionale e travalica il ruolo delle associazioni di categoria, le quali sanno che debbono operare assieme alle istituzioni secondo un disegno ampio e partecipato per la valorizzazione della risorsa Pmi. Il tema del ruolo istituzionale e delle politiche di sub sistema emerge ormai decisamente come un problema di programmazione interattiva: non si tratta cioè solo di verificare se i livelli sub nazionali di programmazione siano efficienti e efficaci ma come tali livelli concorrano alla programmazione complessiva del Paese di cui sono parte organica e come rispettino i ruoli assegnati ai territori regionali Preso atto che i nostri sistemi territoriali sono caratterizzati da un’impronta manifatturiera e che tale connotazione permarrà un punto di forza per gli anni a venire, a bisogna approntare una strategia adeguata per una società dei servizi in grado di valorizzare le capacità manifatturiere ancora così fortemente diffuse nelle nostre realtà locali. Occorre però evitare di commettere l’errore di pensare a un solo progetto per più realtà: occorre una strategia comune che attraverso obiettivi condivisi porti avanti progetti differenziati in modo tale da non perdere la ricchezza delle specificità strutturali. Il tema della contrattazione costituisce come noto una delle questioni più complesse al centro del dibattito tra le parti sociali. Il dibattito sulla riforma degli assetti contrattuali non può essere tenuto fuori da quello sulle problematiche relative al ruolo delle micro e delle piccole imprese e dei sistemi locali: occorre che esso sia arricchito da una riflessione specifica intorno a tali aspetti e questo configura un altro grande tema che deve trovare riscontro negli strumenti programmatori e di indirizzo generale dell’Ente Regione. E’ questo un tema di ampiezza così ampia che risente di tutte le soluzioni che si potranno dare ai temi sin qui citati: dalla funzionalità della PA alla risposta che verrà data nel processo di riforma costituzionale alla questione della rappresentanza, il tema delle relazioni industriali racchiude in sé, specie nella revisione degli strumenti contrattuali, un significato importantissimo e che si lega fortemente alla generalità delle questioni che interessano il rapporto tra istituzioni e sistemi locali. Occorre tornare a riconsiderare l’intervento programmatorio nei settori dell’apprendimento e della conoscenza per orientarlo maggiormente ai processi di apprendimento più che alla capacità di fornire qualifiche professionali. Ne deriva un ruolo diverso per l’intervento pubblico nella formazione e nel ruolo che in tale direzione può assumere lo stesso mercato del lavoro.

IVAN GABRIELLI,
Abbiamo detto quattro regioni, quattro regioni che hanno un minimo comun denominatore nella piccola e media impresa, nell’artigianato. Imprese artigiane che cercano risposte. Oggi vogliamo cercare di capire quali risposte sono state fornite, fino ad ora, dalle nostre quattro regioni. Partiamo proprio dalla Regione che ci ospita. cosa ha fatto la Regione Marche per la piccola e media impresa, per l’artigianato, quali sono gli obiettivi, quali sono le strategie, quali sono queste risposte specifiche. Lo chiediamo all’Assessore Giaccaglia.

GIANNI GIACCAGLIA
Credo che la riunione di oggi sia interessante anche perché Favaretto ha parlato di strategie, io penso che volesse intendere l’ipotesi di fare strategie comuni. Ognuna della Regioni, giustamente ha la possibilità di impostare una propria politica industriale, però per esigenze territoriali e socio-economiche, in fondo hanno delle possibilità di sinergie comuni. Benessere sembra un termine molto generico e semplicistico, ma quando si parla di benessere si parla, a mio parere, di tenuta del tessuto socio-economico del sistema marchigiano. Come voi sapete, una impresa ogni 9 abitanti, quindi fare impresa e mantenere la possibilità di fare impresa vuol dire anche mantenere la possibilità di tenuta del tessuto socio-economico, che permette alla regione Marche di essere una regione definita “tranquilla” nei rapporti tra le forze sociali, le istituzioni, le associazioni di categoria. Questo nasce dal fatto che c’è questo benessere diffuso, che rappresenta un continuo collegamento tra le varie forme di rappresentanza istituzionale, che permette di far sì che intorno ai tavoli comunque un punto di incontro si trova. Questo ha una ricaduta, ovviamente, particolarmente positiva anche sul tessuto economico. Lo scenario che ha aperto il prof. Favaretto è effettivamente uno scenario preoccupante in prospettiva e mi ha colpito l’ultima frase: realtà forte con equilibri significativi che potrebbero però cambiare. Questo è il problema che abbiamo di fronte: riuscire a mantenere quegli equilibri che hanno permesso oggi nelle Marche di mantenere questa forte coesione sociale, perché il rischio è che se ci fosse un disequilibrio si comincerebbe a perdere anche questa forte coesione sociale. Il piano delle attività produttive cerca di raccogliere queste esigenze. I primi risultati di questo piano li abbiamo visti, perché ultimamente abbiamo fatto tre bandi sulla innovazione tecnologica, sulla innovazione di organizzazione e sulle filiere produttive. Tre bandi che hanno avuto un risultato che assolutamente non ci aspettavamo. Rispetto alle disponibilità economiche che abbiamo messo a disposizione, abbiamo avuto richieste cinque volte superiori. Stiamo parlando di innovazione tecnologica, di innovazione organizzativa e di filiere produttive. Quello che ci ha più fatto piacere è che la risposta più forte è venuta proprio, in gran parte, dal settore dell’artigianato. Ora dovremo cercare altre risorse per dare sempre più concretezza al messaggio politico del Piano che è – Benessere e sviluppo –
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IVAN GABRIELLI.
Grazie, assessore. Ci spostiamo adesso un po’ più a nord, in Emilia Romagna. Innovazione, sviluppo, competitività, internazionalizzazione sono alcuni dei temi molto cari alle piccole e medie imprese anche dell’Emilia Romagna. Che cosa state facendo voi per sostenere le imprese che dialogano o cercano confronto e realmente sostegno dalle istituzioni?

MORENA DIAZZI,
Credo che quando ragioniamo di strategie e di cosa dobbiamo assolutamente fare, tutto sommato le strade sono segnate. Questo tema della conoscenza che veniva richiamato in apertura, è la chiave di questa fase dello sviluppo. Sappiamo con certezza che la creazione di valore è strettamente connessa, in un paese avanzato come il nostro, a questo tema della capacità di competere attraverso l’innovazione, la conoscenza, attraverso, quindi un sistema di relazioni molto più diversificato. Nel nostro programma per le attività produttive abbiamo previsto la finanza per lo sviluppo delle imprese, sostegno agli investimenti per l’innovazione, investimenti produttivi, piano qualità, piano per la ricerca industriale, sostegno all’internazionalizzazione e sviluppo territoriale. La Regione Emilia Romagna però ritiene, con la sua industria manifatturiera, di dover lavorare affinché la conoscenza, la ricerca industriale venga progressivamente incorporata nel proprio prodotto, proprio come un fattore di competitività territoriale. Noi consideriamo che senza questo non sia possibile pensare di poter rimanere a livello competitivo. Abbiamo fatto un programma triennale per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico: sono nati quindi laboratori, sono stati fatti bandi per le imprese che operano principalmente con questi lavoratori, sono usciti oltre 600 progetti per le imprese e 5 laboratori nuovi e centri per l’innovazione, stiamo facendo adesso il bando per la riorganizzazione dei centri e la loro preparazione al sistema di accreditamento. Una delle condizioni che abbiamo già posto è che questi centri siano dotati di addestramento tecnologico alle imprese, quindi bisogna acquisire quella managerialità e quella modalità di lavoro che incroci il sistema produttivo. Una delle cose molto importanti che sta emergendo dalla concertazione con le associazioni è che c’è la necessità di differenziare gli interventi. Non a caso l’ultimo bando sulle innovazioni organizzative prevedeva fino a 50 addetti. Abbiamo ritenuto che questo potesse essere il target delle imprese che maggiormente potessero beneficiare di quella misura, e conseguentemente spostare maggiormente il target per la ricerca industriale sulle imprese più ampie. Anche questa differenziazione può aiutare. Quindi abbiamo adesso emanato la manifestazione d’interesse per la costruzione dei tecnopoli, questi luoghi fisici dove verranno ospitate le principali attività di ricerca per il sistema delle filiere produttive. Qual è l’ambizione? Che alcuni di questi centri divengano anche centri a livello europeo. Quindi, cosa fare? Noi abbiamo scritto cosa fare: ricerca industriale, trasferimento tecnologico, innovazione, politiche di accompagnamento. Queste sono le cose sul campo. A questo punto si tratta di portare tutto questo all’interno di una massima sinergia possibile con il livello nazionale, consapevoli che non è nel solo territorio dell’Emilia Romagna che si determina neanche la dinamica della nostra regione.

IVAN GABRIELLI..
Ci spostiamo in Toscana con il dirigente Alessandro Compagnino. La Toscana è una Regione che porterà, a breve, in Consiglio regionale un testo unico per l’artigianato. Che cosa è destinato a cambiare, quali benefici potranno avere le imprese?

ALESSANDRO COMPAGNINO.
I nostri documenti di programmazione si somigliano molto e scontano tutti i vincoli che arrivano dai limitati trasferimenti di risorse e dai vincoli comunitari. Sono tutti incentrati sul sostegno a ricerca e sviluppo come motore dell’innovazione e trasferimento tecnologico. C’è in tutti il tema del sostegno all’internazionalizzazione, C’è in tutti il tema del credito. Il tema che si pone a me pare sia quello della efficacia potenziale di questo tipo di strumenti. La capacità di saper fare è uno dei punti di forza delle imprese nei nostri distretti. Questa c’è ancora, anche se è chiaro che in una società della conoscenza bisogna sostenere le imprese a sviluppare la capacità di acquisire la conoscenza codificata e trasformarla in conoscenza tacita. Quindi è chiaro che si pone il tema di come si aiutano le imprese ad avere una maggiore capacità di generare innovazione. Bisogna innervarle con nuove conoscenze. Ma c’è un tema secondo me importante, su cui noi dovremmo discutere per trovare delle modalità di cooperazione a livello interregionale, proprio fra queste Regioni, che è quello del credito. Favaretto parla di “fallimenti di mercato”. Un po’ tutto il nostro ripensare alle politiche industriali che stiamo realizzando ruota attorno a questo tema. Il mercato che sicuramente fallisce in questo paese è il mercato del credito. Noi non concediamo più agevolazioni a fondo perduto per sostenere gli investimenti, non perché vogliamo vessare le imprese, perché lo facciamo o con finanziamenti a tasso zero — quindi ci siamo messi a fare il mestiere delle banche, che non è una grande pensata, ma perché in questo modo l’investimento te lo diamo noi sul fondo pubblico, ti abbattiamo drasticamente le barriere di accesso al credito — o con strumenti di garanzia che tutti noi stiamo costruendo, più o meno facendo le stesse riflessioni, magari discutendone troppo poco perché non abbiamo tempo; garanzie che con Basilea 2 sono diventate garanzie a prima richiesta, noi le abbiamo portate addirittura fino al limite del “decreto Bersani”, fino all’80%, le offriamo in maniera completamente gratuita alle imprese, pensando di fare, anche lì, un intervento utile per ridurre le barriere di accesso al credito. Secondo noi, con Basilea 2 la garanzia, come strumento di mitigazione del rischio, diventa un potente strumento di politica industriale.

IVAN GABRIELLI.
Andiamo ora all’Umbria Bechetti, che cosa state facendo per le vostre imprese artigiane?

CIRO BECHETTI
La prima considerazione che mi sento di fare è quella sul senso del limite delle politiche regionali. Il senso del limite non significa che sono irrilevanti, significa che debbono prendere coscienza dei loro limiti. Noi che cosa abbiamo a disposizione? Abbiamo a disposizione una parte, non so se la più importante, di reti infrastrutturali, di politiche per le risorse umane, di politiche di aiuto nemmeno tanto grandi, perché poi siamo centro-nord. Tutti facciamo le stesse cose, abbiamo la stessa strumentazione e negoziamo con l’Ue gli stessi provvedimenti. Forse la particolarità umbra più importante riguarda il pacchetto “competitività”, per il quale proponiamo finanziamenti per la realizzazione di progetti innovativi da parte di reti di impresa. Uno strumento che le Regioni hanno è quello del fondo sociale, perciò lavorare per rafforzare queste stesse politiche, in particolare quelle per l’innovazione, per le reti d’impresa, deve essere, ed è per noi, una priorità. Quindi risorse umane, lavoro sugli investimenti, sulla ricerca. L’altra cosa importante è accompagnare questo processo stando molto attenti a quello che accade, alla sua efficacia, stando anche attenti a valutare questa politica non anno per anno ma stabilizzando la politica per alcuni anni. Su questa linea, dalla fine del 2004 abbiamo cercato ogni anno di stabilizzare un provvedimento che ha queste strategie e si rimodula per fare esperienza da ciò che è accaduto. Il gioco è continuamente cresciuto: siamo partiti dai primi provvedimenti in cui c’erano circa 60 imprese che facevano ricerca industriale e sviluppo sperimentale e oggi siamo sull’ordine delle 200. C’è un ruolo preponderante in tutta questa tendenza positiva, da parte del settore della meccanica che ha reagito molto bene, in questi anni, non solo per i risultati ma anche per la spinta continua di innovazione che sta maturando. Siamo partiti con qualche preoccupazione da parte delle associazioni per i progetti di rete, oggi non solo non c’è preoccupazione ma c’è condivisione e oggi, indipendentemente dai provvedimenti quando escono o meno, vi sono gruppi di imprese che ci prospettano progettazioni, persone e imprese che in precedenza competevano, si voltavano le spalle, in qualche maniera hanno scoperto che possono fare affari insieme. Questo è quell’aspetto per cui una politica non tanto condivisa a livello regionale ma anche dal sistema delle associazioni, cambia una cultura imprenditoriale che è fortissima sul piano della tendenza a intraprendere, è un po’ meno forte dal punto di vista dell’intraprendere scommettendo insieme e lavorando insieme quando non è necessario combattersi.