INTERVISTA AL PRESIDENTE CNA MARCHE RENATO PICCIAIOLA PER MONDO LAVORO AGOSTO 2013

  • Foto PICCIAIOLADa noi intervistato, il Presidente del Consiglio regionale delle Marche, Vittoriano Solazzi, ha affermato che il sistema manifatturiero resterà sempre un asse portante dell’economia marchigiana. Secondo Lei, a tal fine vi sono i giusti presupposti?

 

Il sistema manifatturiero regionale è uno dei primi in Italia per incidenza sul totale dell’economia regionale; è inoltre differenziato in termini di produzioni, tecnologie, mercati. Ha quindi un ruolo particolare nell’economia regionale non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi. Di conseguenza, concorre fortemente a definire l’identità della nostra regione. I presupposti perché il manifatturiero continui ad essere un asse portante della nostra economia sono quindi “culturali”: le Marche sono una economia manifatturiera. Tuttavia, proprio una identità così forte configura anche i propri limiti: un manifatturiero che voglia mantenersi efficiente e competitivo deve poter contare anche su un terziario adeguato a garantire che le attività di trasformazione produttiva siano integrate a monte e a valle da funzioni di ricerca, di design, di sviluppo, da funzioni di commercializzazione e internazionalizzazione, da attività di formazione all’altezza delle sfide che la globalizzazione comporta. Queste funzioni da noi sono spesso inadeguate.

 

  • Parliamo di formazione: da più parti si sostiene l’esigenza di un avvicinamento tra il mondo dell’impresa e quello della formazione (scuole ed università). Qual è il Suo punto di vista?

 

Tutti o quasi concordano con l’esigenza di tale avvicinamento: è facile ritenerlo provvidenziale di fronte alla disoccupazione giovanile da un lato, alla crisi di idee e di progettualità del sistema produttivo. Secondo alcuni, poi, introdurre giovani nell’organico delle piccole imprese, sarebbe già di per sé un’azione fortemente innovativa: i giovani per loro natura sono portati a cambiare ciò che trovano e poi sono i giovani che possono più facilmente affrontare le sfide delle nuove tecnologie. Manca però qualcosa per integrare queste potenzialità: la cultura del lavoro e dell’impresa deve prendere un nuovo spazio nella formazione e forse potrebbe trovarlo se sapesse appassionare i giovani e le culture giovanili. Se scuola e famiglie, società e media lavorassero per rilanciare il gusto dello studio delle scienze, della ricerca, della sperimentazione, come scenari per la più ampia realizzazione personale, allora il rapporto tra formazione e impresa porterebbe presto a risultati importantissimi. In parole povere: ogni scuola dovrebbe avere laboratori e sperimentazioni, ogni impresa dovrebbe facilitare tale obiettivo per avvantaggiarsene prima delle altre. La reputazione sociale di ricercatori e scienziati, imprenditori innovativi e sperimentatori, dovrebbe essere coltivata con mezzi adeguati e portata a gareggiare con quella degli artisti e dei benefattori.

 

  • I giovani neolaureati sono pronti per affrontare le sfide del mondo del lavoro?

 

I nostri neolaureati sono spesso impreparati alle sfide attuali del nostro mondo del lavoro e ciò nonostante che nelle nostre università non manchino impegno e dedizione, spirito di concorrenzialità e apertura. Non c’è ancora un rapporto adeguato tra alta formazione e mondo delle piccole imprese che consenta alle due entità di avvantaggiarsi reciprocamente delle loro migliori caratteristiche e capacità. Eppure, proprio le nostre piccole imprese manifatturiere potrebbero costituire la via più opportuna per applicare nella concretezza del mercato (che porta a sintesi fabbisogni e offerta di prodotti e servizi) le idee e la creatività scientifica che nelle nostre università si raccolgono e si coltivano. Non solo le nostre università ma anche le scuole superiori, scientifiche e professionali, possono divenire incubatori di idee da sperimentare nelle piccole imprese. Lo scambio tra docenti e allievi deve svilupparsi sul piano concreto delle applicazioni economiche e delle realizzazioni sperimentali. La storia ci dice che è così che nascono le invenzioni e i grandi progressi economici e scientifici. A patto di avere un contesto favorevole, che premi la creatività e l’eccellenza, che punti a valorizzare le buone idee e le condizioni in cui esse maturano. Forse è proprio questo che manca, che non è pronto né lo sarà a breve per affrontare le sfide della concorrenza e della globalizzazione: un contesto favorevole fatto di credito, infrastrutture, mentalità innovativa.

 

  • A questo proposito che ruolo possono avere le associazioni rappresentative degli imprenditori?

 

Le associazioni imprenditoriali devono farsi tramite – e già lo fanno – tra questi mondi la cui incomunicabilità non ha più ragion d’essere. Lo devono fare portando a contatto ricercatori e imprenditori, aumentando le occasioni di incontro e di scambio di esperienze nei rispettivi ambiti: i laboratori  di ricerca e quelli artigiani. Lavorando per una formazione più orientata alla creatività e alla sperimentazione, alle scienze e alla cultura. Operando per la creazione di condizioni di contesto che la ricerca e la realizzazione di un nuovo rapporto tra formazione e impresa.

 

  • E i singoli imprenditori?

 

I singoli è bene che esercitino e sviluppino le loro curiosità e quindi quei loro “spiriti animali” che li hanno portati a intraprendere. Il miglior modo è aprirsi alle novità non cessando mai di incuriosirsi. Solo così gli imprenditori capiranno che investire in conoscenza può risultare il modo migliore per reagire alle difficoltà.