Marche, gli autonomi salvano il mercato del lavoro

Nel primo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione scende dal 6 al 5,6 per cento. Gli occupati indipendenti sono aumentati di 21 mila unità mentre i dipendenti sono 20 mila in meno rispetto ad aprile 2009. La crisi, secondo un’indagine di Cna e Confartigianato delle Marche, colpisce soprattutto le donne il cui tasso di disoccupazione sale dal 4,6 al 7,6 per cento mentre per gli uomini scende dal 6,3 al 4,1.

PARTITE IVA, AUTONOMI E IMPRENDITORI SALVANO IL MERCATO DEL LAVORO MARCHIGIANO. CROLLANO I DIPENDENTI NELL’INDUSTRIA

Partite Iva, lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori agricoli, artigiani. E’ questa la linea del Piave del mercato del lavoro marchigiano. Sono loro a difendere l’occupazione ed a far sì che le Marche, nel primo trimestre 2010, siano l’unica regione insieme alla Valle D’Aosta, all’Abruzzo e al Molise a registrare una riduzione del tasso di disoccupazione (dal 6 al 5,6 per cento) rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente. Non solo. La nostra regione risale dal nono al terzo posto come percentuale di disoccupati, preceduta solo da Val D’Aosta e Trentino Alto Adige. Ad affermarlo sono le associazioni artigiani Cna e Confartigianato delle Marche, che hanno elaborato i dati Istat sull’occupazione nelle regioni italiane tra gennaio ed aprile 2010. “Abbiamo rilevato” commentano i presidenti di Confartigianato e Cna delle Marche Salvatore Fortuna e Renato Picciaiola “che tra aprile 2009 e aprile di quest’anno, gli occupati dipendenti sono scesi, nella nostra regione, da 497 a 477 mila, con una perdita di 20 mila posti di lavoro. Sarebbe stata una tragedia per il tessuto produttivo e sociale marchigiano ma, per fortuna, ancora più rilevante è stato l’incremento dei lavoratori indipendenti, che sono saliti da poco meno di 160 mila a quasi 181 mila, con una crescita di 21 mila posti di lavoro. Si tratta di un segnale di grande vitalità del nostro sistema di piccole e medie imprese e del lavoro autonomo, unica diga contro la crisi occupazione che soffrono i grandi gruppi industriali. Un segnale che le istituzioni non possono assolutamente sottovalutare nell’elaborazione delle politiche e nell’assegnazione dei finanziamenti a sostegno del sistema produttivo”. Gli occupati indipendenti, secondo i dati Istat elaborati da Cna e Confartigianato Marche, sono aumentati in tutti i settori produttivi che, al contrario, hanno perso lavoratori dipendenti: in agricoltura gli imprenditori agricoli sono saliti da 6 a 15 mila, nell’industria e artigianato da 46 a 47 mila e nell’edilizia da 19 a 22 mila. Particolarmente consistente la creazione di nuovi posti di lavoro autonomi nei servizi (da 106 a 117 mila), e nel commercio (da 36 a 42 mila). Complessivamente aumentano gli occupati in agricoltura (+8 mila) e nei servizi( +5 mila quasi tutti nel commercio), mentre nell’industria gli occupati crollano da 264 a 252 mila e restano stabili in edilizia dove lavorano 50 mila addetti. Ad avere un’occupazione, in questo anno di crisi, sono 658 mila marchigiani, quasi mille in più rispetto ad aprile di un anno fa. Le persone in cerca di un lavoro scendono da 42 a 39 mila di cui 6 mila non hanno mai lavorato. I rassegnati, quelli che non lavorano ma hanno rinunciato a cercare attivamente un’occupazione, sono diminuiti da 24 a 21 mila unità. Questo non significa necessariamente che sia aumentata la fiducia nel mercato del lavoro marchigiano, ma più probabilmente che la crisi abbia costretto anche chi si era arreso al suo status di disoccupato, a rimettersi in cerca di un reddito. Ed abbiamo visto che lo ha trovato nel lavoro autonomo e nella autoimprenditorialità. A pagare il prezzo più caro della crisi, ancora una volta, sono state le donne. Infatti, tra i disoccupati, le donne sono passate da 17 a 23 mila mentre gli uomini sono scesi da 24 a 16 mila. Una situazione che, dopo l’anomalia del primo trimestre 2009, quando il tasso di disoccupazione era più alto tra gli uomini che tra le donne (6,3 contro 4,6), ha riportato i dati in linea con gli anni precedenti, con un tasso di disoccupazione che per le donne è salito al 7,6 per cento mentre tra gli uomini è tornato al 4,1. Quasi ai livelli degli anni che hanno preceduto la crisi.