Marche, per l’artigianato è ancora stagnazione

 Le difficoltà denunciate dagli artigiani nel 2010 si ripercuotono anche nei primi sei mesi dell’anno in corso. Secondo l’Ebam a soffrire di più è il mobile ma anche il sistema moda non se la passa bene. Investimenti previsti solo dal 9,8 per cento delle imprese. Piuttosto che assumere, si preferisce ricorrere al lavoro straordinario.

 MARCHE, DOPO LA RECESSIONE DEL 2010, NEL 2011 PER L’ARTIGIANATO E’ STAGNAZIONE. RIPRESA ANCORA LONTANA

 Marche, per l’artigianato è stagnazione. Fino a giugno non si parla di ripresa ed anche per i prossimi mesi le prospettive sono incerte. E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale dell’Ebam sulle dinamiche del secondo semestre 2010 e le prospettive del 2011. Se alla fine dell’anno scorso le imprese artigiane che denunciavano un livello produttivo stazionario erano il 39,6 per cento con il 37,9 per cento che lamentavano un calo produttivo, per la fine di giugno si prevede che il 52,7 per cento avrà mantenuto il livello produttivo di sei mesi fa mentre per il 15,9 per cento degli artigiani la produzione avrà subito una ulteriore diminuzione. A sorridere è appena il 31,3 per cento delle aziende, che pensa di incrementare la produzione. Livelli che rimarranno comunque inferiori al periodo precedente la crisi. Il settore con maggiori difficoltà produttive si conferma il mobile, dove la  produzione è indicata come stazionaria  nel primo semestre 2011 dal 46 per cento delle aziende e in calo nel 35,6 per cento.  Si ferma la recessione nel sistema moda ma la produzione è prevista sui livelli del semestre precedente per il 66,3 per cento delle imprese calzaturiere e per il 54 per cento delle aziende del tessile abbigliamento. Stazionarie anche le previsioni per la meccanica con il 24,2 per cento delle aziende che prevede un incremento dell’attività e il 20,9 che teme una diminuzione dei livelli produttivi,  Ripartono invece i servizi alle imprese dove solo il 3,7 per cento teme di diminuire ulteriormente la propria attività ed anche quelle a persone e famiglie dove quelli che temono una riduzione del lavoro si fermano al 9,5 per cento.

“A rendere la situazione ancora più pesante” commenta l’Ebam “ si ha il fatto che, anche nei settori dove si registra un aumento della produzione, il fatturato rimane stabile e comunque cresce meno dei livelli produttivi, a dimostrazione del fatto che la ripresa della domanda non si trasferisce sui ricavi perché le imprese scelgono di tener bassi i prezzi, pur di non perdere i clienti, mentre i costi sono previsti in diminuzione solo dal 7,8 per cento degli artigiani.”

La situazione di stagnazione e di attesa dell’artigianato marchigiano trova una conferma nel fatto che solo il 3,8 per cento delle imprese ha realizzato investimenti nel secondo semestre del 2010 mentre tale percentuale non dovrebbe superare il 9 per cento alla fine di giugno. Le difficoltà finanziarie delle imprese sono determinate, secondo l’Ebam, anche dal fatto che si allungano i tempi di pagamento dei clienti (31,4 per cento dei casi) mentre per quanto riguarda i pagamenti dei fornitori, si sono allungati solo nel 13,7 per cento dei casi.

Le difficoltà riguardano soprattutto il mercato locale e quello nazionale mentre è ripartito il mercato estero. Il problema è che questa ripresa dell’export non coinvolge le micro imprese perché solo il 4 per cento dell’artigianato manifatturiero opera direttamente sui mercati esteri.

Per quanto riguarda i livelli occupazionali, nel secondo semestre 2010 il 5,5 per cento delle imprese artigiane ha avuto un calo di organico mentre il 5,1 per cento ha incrementato l’occupazione, Nei primi sei mesi del 2011,  il 3,1 per cento delle imprese ha ridotto o ha dichiarato l’intenzione di ridurre l’organico contro il 3,8 per cento che ha assunto o pensa di assumere personale.

In crescita il ricorso al lavoro straordinario, a dimostrazione del fatto che le imprese, di fronte all’incertezza della congiuntura, preferiscono utilizzare il personale alle dipendenze prima di decidere nuove assunzioni: a dicembre del 2010 il 13 per cento delle imprese aveva fatto ricorso al lavoro straordinario (il 3,2 per cento nel primo semestre e il 9,8 nel secondo semestre).