MARCHE, PER L’ARTIGIANATO IL 2012 COMINCIA IN SALITA

Nei primi tre mesi dell’anno hanno chiuso i battenti 1.820 imprese artigiane contro 1.248 nuove attività, con un saldo negativo di 581 aziende. I dati peggiori per costruzioni (-306) e servizi alla persona (-228). Male anche meccanica (-142) e calzaturiero (-46).

 

MARCHE, PER L’ARTIGIANATO IL 2012 COMINCIA IN SALITA

 

Picciaiola e Fortuna: “in questi primi tre mesi del 2012, la tendenza a chiudere bottega si è accentuata e non bastano più le esportazioni a sostenere l’occupazione ed a garantire il benessere diffuso sul  territorio regionale. Occorre far ripartire la crescita o  sarà a rischio la tenuta del tessuto sociale.”

 

Allarme artigianato. Nelle Marche la crisi sta colpendo duramente le piccole imprese. Una crisi che nel primo trimestre di quest’anno ha visto la scomparsa di 1.829 imprese artigiane mentre sono state 1.248 le nuove iscrizioni ai registri delle Camere di commercio, per un saldo negativo di 581 aziende e la scomparsa di 1.500 posti di lavoro.

“Questi dati” affermano i presidenti di Confartigianato Marche Salvatore Fortuna e di Cna Marche Renato Picciaiola “sono lo specchio fedele delle difficoltà che sta vivendo il sistema produttivo marchigiano, frenato da una profonda incertezza sul futuro. La realtà della piccola impresa marchigiana vede le banche chiudere i rubinetti del credito, i fornitori e le pubbliche amministrazioni allungare i tempi di pagamento, la pressione fiscale in aumento. Non è più possibile continuare così. Servono politiche di sostegno dell’impresa più piccola, quella diffusa da cui dipende il destino di decine di migliaia di lavoratori marchigiani, di famiglie e di giovani. Oltre ad un migliore accesso al credito  e ad una semplificazione della burocrazia, occorre che gli enti pubblici paghino i debiti con le aziende. Servono inoltre azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale”.

A pagare il prezzo più salato della crisi, sono gli artigiani delle costruzioni, con la scomparsa di 306 aziende edili che hanno pagato la paralisi degli appalti pubblici mentre anche le manutenzioni degli edifici privati segnano il passo. Anche le imprese artigiane dei servizi segnano il passo dopo anni di crescita (-228). Più contenuto il calo del settore manifatturiero (-43) sul quale incide il dato pesante della meccanica (-142) ed anche quello delle calzature (-46).  Segno meno anche nei trasporti (-38), nel commercio (-32) e nella ristorazione (-10). In lieve aumento il numero degli artigiani che fanno servizi alle imprese (+17), informatica ed editoria (+16) , attività professionali e di consulenza (+7).

Guardando alla ragione sociale, si vede come la moria di imprese abbia riguardato  quasi esclusivamente le imprese individuali (-534) e marginalmente le società di persone (-64). Malgrado la crisi, continuano invece ad aumentare le società di capitali (+16) che sono la forma preferita dai giovani che decidono di avviare una nuova attività.

L’artigianato, secondo Cna e Confartigianato, vive una pesante recessione in tutte le province marchigiane. Peggio di tutti va alle imprese pesaresi, che pagano le difficoltà dei distretti del mobile e del tessile  e calano di 198 unità. La provincia di Ancona è trascinata in basso dai dati della meccanica (-128). Seguono  Ascoli Piceno (-110), Fermo (-101) e Macerata (-44).

“L’ultimo anno che” sostengono Picciaiola e Fortuna “il numero delle imprese artigiane delle Marche è aumentato, è stato  il 2008. Da allora è stata una continua discesa che ha portato il totale delle aziende a diminuire di 1.942 unità con la perdita di oltre 6 mila posti di lavoro. In questi primi tre mesi del 2012, la tendenza a chiudere bottega si è accentuata e non bastano più le esportazioni a sostenere l’occupazione ed a garantire il benessere diffuso sul  territorio regionale. Occorre far ripartire la crescita o  sarà a rischio la tenuta del tessuto sociale.”