Marche, torna a crescere l’export

Nei primi sei mesi dell’anno le merci marchigiani esportate in 280 paesi di tutti i continenti, fino a Capo Verde, Macao, all’isola caraibica di Santa Lucia e alle isole delle Antille di Saint Kitts e Nevis e Saint Vincent e Granadines.

MARCHE, TRA GENNAIO E GIUGNO TORNA A CRESCERE L’EXPORT FERMA LA MODA, CROLLA LA NAUTICA, BENE GLI ALTRI SETTORI

Segnali di ripresa dall’export marchigiano, con le imprese alla ricerca di nuovi mercati, anche per piccole quote di prodotto. Quando i tempi sono difficili, come dice il proverbio, tutto fa brodo. Nel primo semestre del 2010, abbiamo esportato merci per 4,2 miliardi di euro con un incremento del 7,1 per cento rispetto ai 3,9 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso ma siamo ancora lontani dai 5,5 miliardi dei primi sei mesi del 2008 e corriamo anche meno rispetto alle altre regioni italiane che hanno avuto in media incrementi a due cifre, con una crescita del 12,6 per cento a livello nazionale. Peggio di noi fanno solo Friuli (+6,8%), Calabria (-6,0) e Basilicata (-17,3). Ma se la ripresa dell’export marchigiano è ancora timida, va detto che le nostre imprese hanno moltiplicato gli sforzi per conquistare sempre nuovi mercati, fino ad arrivare a Paesi che facciamo fatica a collocare geograficamente ma nei quali sono sbarcati gli imprenditori marchigiani. Ad esempio abbiamo portato materie plastiche e mobili fino a Capo Verde e Macao. Oppure mobili nelle isole delle Antille Saint Kitts e Nevis e prodotti in gomma e plastica nella isola caraibica di Santa Lucia. Ci sono poi Paesi dove nel primo semestre 2009 non abbiamo esportato neanche uno spillo mentre siamo stati presenti con i ostri prodotti nel 2010. Come la Liberia nella quale abbiamo venduto apparecchi elettrici per 94 mila euro o il Burundi dove qualche nostro imprenditore ha portato articoli in gomma e materie plastiche per 86 mila euro e prodotti chimici per 7 mila euro. Piccole cifre che sanciscono però una presenza delle imprese marchigiane, foriera di ulteriori sviluppi in futuro. Complessivamente, gli imprenditori marchigiani, nei primi sei mesi del 2010, hanno portato i loro prodotti in 280 Paesi di tutti i continenti. Malgrado il loro impegno, la crescita delle esportazioni marchigiane nei primi sei mesi dell’anno, secondo Confartigianato e Cna Marche, che hanno elaborato i dati Istat dell’ultimo biennio, è stata frenata soprattutto a causa del crollo delle vendite all’estero dei mezzi di trasporto (in particolare la cantieristica), che sono passati da 232 a 73 milioni di euro -68,4 per cento). In calo anche i prodotti petroliferi (-38,2) mentre tra i grandi settori manifatturieri solo la moda resta al palo (+1,1) mentre gli altri prodotti registrano incrementi in linea con la media nazionale. “Il fatto che tessile, abbigliamento e calzature” precisano Cna e Confartigianato “non hanno recuperato le quote di mercato di due anni fa, mantenendosi poco oltre il miliardo di euro rispetto a 1,2 miliardi del 2008, incide negativamente sull’intero export marchigiano perché questi settori rappresentano quasi un quarto del nostro mercato internazionale ed un loro rilancio diventa fondamentale per tutto il nostro sistema produttivo. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre che le istituzioni locali e il Governo nazionale difendano le nostre produzioni, valorizzando e rendendo riconoscibile con marchi specifici, quanto realizzato sul nostro territorio”. Il più grande mercato di riferimento delle produzioni marchigiane resta l’Unione Europea che assorbe più della metà (2,6 miliardi) dell’intero export regionale e cresce del 7,5 per cento. Invece resta pressoché invariata rispetto all’anno scorso la quota del mercato statunitense (-0,4). Tra i Paesi emergenti cresce l’export marchigiano verso l’India (+30,3) e la Cina (+16,6) mentre in Brasile perdiamo il 25,1 per cento, scendendo da 34 a 26 milioni di euro di merce esportata tra gennaio e giugno.