NO ALLA BUROCRAZIA Per i frantoi artigiani burocrazia e costi raddoppiati

No alla burocrazia e ai costi doppi per le sole imprese artigiane. Questo il motivo del ricorso al Consiglio di Stato di Cna Alimentare che sottolinea e denuncia la disparità di trattamento tra frantoi agricoli e frantoi artigiani prevista dal Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali 8077/2009.

Secondo Cna Alimentare, infatti, i frantoi artigiani che lavorano e trasformano olive di terzi produttori per poi rivendere l’olio sul mercato, hanno dimensioni sostanzialmente identiche, se non inferiori, e operano sullo stesso mercato dei frantoi agricoli che lavorano le proprie olive. 

«Abbiamo oggi l’assurda ed illogica situazione per la quale una piccola azienda frantoiana, iscritta nel registro delle imprese come artigiana, deve organizzare al proprio interno la gestione dell’inserimento dati nel sistema informatico del SIAN esattamente come i grandi confezionatori e importatori di olio di oliva che operano sui mercati internazionali,  fra l’altro dedicando allo scopo una persona ad hoc – spiega Cna Alimentare – ciò comporta enormi costi rispetto alle proprie dimensioni aziendali, costi che non gravano assolutamente su un’identica impresa, se non maggiore, iscritta però come agricola».

Discriminazione fra imprese, effetto distorsivo della concorrenza e del mercato, ma anche un diverso e ingiusto regime di sanzioni. Questi i motivi su cui si basa il ricorso di Cna Alimentare al Consiglio di Stato che si affianca al ricorso di Federolio e di altre imprese appellanti.

«Non vogliamo operare senza regole ma siamo esasperati – chiarisce Francesca Petrini Presidente di Cna Alimentare Ancona – uno degli effetti più gravi di questa normativa è anche la violazione della privacy: siamo, infatti, obbligati a inviare i nominativi di pacchetti di clienti e fornitori, in sostanza a rendere nota una parte sostanziale del patrimonio aziendale». «Il tutto senza alcuna garanzia, perché in caso di  divulgazione non autorizzata o furto dei dati nessuno è chiamato a  rispondere» – conclude l’imprenditrice.