PIU’ VICINA LA IGP OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA DELLE MARCHE, LA SODDISFAZIONE DI FRANCESCA PETRINI VICE PRESIDENTE NAZIONALE CNA ALIMENTARE

Foto Petrini FrancescaVia Libera all’iter finale per la Indicazione geografica protetta all’Olio extravergine d’oliva delle Marche, dopo la riunione di pubblico accertamento tenuta lunedì ad Ancona e presieduta dall’assessore all’Agricoltura, Maura Malaspina. L’incontro ha visto la partecipazione dei funzionari del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per l’espletamento della “procedura di pubblico accertamento”, finalizzata alla validazione del Disciplinare di produzione allegato alla richiesta di registrazione dell’Igp “Olio extravergine d’oliva delle Marche”, avanzata dal Consorzio Marche Extravergine nel 2013.

All’iniziativa hanno preso parte circa cento persone, tra olivicoltori, frantoiani e loro associazioni, sindaci e portatori d’interesse.

Dopo una valutazione preliminare, effettuata congiuntamente da Ministero e Regione, il Consorzio ha provveduto a integrare la domanda soprattutto per quanto concerne la dimostrazione della reputazione e le caratteristiche del prodotto, l’uso consolidato della denominazione “Marche” e il processo produttivo.

L’assessore ha sottolineato, durante il suo intervento, l’interesse della Regione e dell’Assessorato all’Agricoltura alla rapida approvazione del Disciplinare e della prima Igp dell’Olio Extravergine delle Marche. Ha anche ricordato come la Giunta regionale abbia già espresso parere favorevole lo scorso novembre.

“Sono felice che questa riunione di pubblico accertamento si sia conclusa positivamente – ha detto Malaspina – ora, il Ministero potrà pubblicare il disciplinare sulla Gazzetta Ufficiale e, trascorsi 30 giorni senza che vi siano state opposizioni ricevibili, invia il dossier alla Commissione Europea per la valutazione finale”. L’assessore ha anche ricordato che una richiesta di registrazione di Denominazione di origine protetta su scala regionale è già stata respinta dall’Unione europea per la disomogeneità dell’ambiente pedoclimatico e degli oli ottenuti. Rendendosi cosi obbligata la scelta di percorrere la strada della Igp, considerato come lo strumento di tutela maggiormente idoneo in relazione alla realtà produttiva marchigiana. Relativamente alla denominazione, poi, è emerso che l’uso del nome prescelto “Marche” è ampiamente documentato nell’antichità, mentre la base varietale farà riferimento per almeno l’85 per cento a 12 varietà locali: Piantone di Mogliano, Ascolana Tenera, Ascolana Dura, Orbetana, Pendolino, Piantone di Falerone, Sargano di Fermo, Carboncella, Raggia, Raggiola, Rosciola, Leccino, Mignola, Coroncina, Frantoio e Moraiolo. La zona di produzione sarà l’intera regione Marche, con circa 13500 ettari coltivati. Quanto al metodo di ottenimento, non sono previsti vincoli particolarmente onerosi né in oliveto né in frantoio, se non l’obbligo di spremitura a freddo e le caratteristiche di qualità del colore, delle caratteristiche olfatto – gustative, nonché le caratteristiche qualitativo-chimico che ne caratterizzeranno l’elevata qualità: buon livello di Polifenoli e la bassa acidità.(f.b.)

 

 

COMMENTO DI FRANCESCA PETRINI VICEPRESIDENTE NAZIONALE DI CNA ALIMENTARE

 

“Riteniamo fondamentale il riconoscimento dell’olio d’oliva IGP Marche”

 

 

Riteniamo fondamentale il riconoscimento dell’olio d’oliva IGP Marche in quanto è espressione del giusto legame tra prodotto e territorio, del come la storia, l’economia locale, l’ambiente e la manualità delle persone del posto siano impregnate del prodotto stesso; elementi fondamentali per la registrazione come DOP o IGP.

Nel caso dei prodotti tipici la qualità dipende da svariati fattori, ma uno di questi è indubbiamente il territorio, la provenienza. Il prodotto tipico è tale in quanto è ottenuto in un’areale definito e circoscritto, nel quale sono realizzati tutti i passaggi per la produzione e il confezionamento. Caratteristiche del prodotto determinate e dovute al territorio non ripetibili in altri contesti

L’obiettivo non può non essere quello di disciplinare la materia della protezione dell’olio d’oliva Marche di qualità, nonché di migliorare la conoscenza e la riconoscibilità di questi prodotti agli occhi dei consumatori attraverso l’etichettatura.

Il legame tra le peculiarità del prodotto tipico e la provenienza geografica va sviscerato, illustrando in che modo l’ambiente geografico ed umano siano determinanti per la superiorità del prodotto a denominazione rispetto agli analoghi in commercio.

Ogni disciplinare ha una sua genesi legata al contesto produttivo locale che è peculiare. Nel caso dell’olio extravergine IGP delle Marche le ragioni ambientali che rendono unico il prodotto olio sono il clima e l’esposizione al sole, la conformazione del territorio e la composizione granulometrica dei terreni, fondamentali per quei prodotti come l’olio che necessitano di un certo periodo di stagionatura e/o affinamento. Nel disciplinare di produzione infatti si legge che la particolare posizione del territorio marchigiano tra mare e monti e la presenza di un territorio collinare permette la coltivazione dell’olio che è pianta alquanto sensibile all’influenza del freddo e delle gelate primaverili. La diffusione della cultura dell’olio nella regione Marche è stata influenzata nei secoli oltre che dalle condizioni ambientali e climatiche anche dai fattori culturali e umani che le persone insediate hanno potuto esprimere. La tecnologia di estrazione ha nelle Marche una lunga tradizione e i frantoi sono molto diffusi.

In controtendenza rispetto ad altre colture marchigiane, la coltura dell’olivo ha conosciuto negli ultimi trent’anni un espansione passando dai circa 6500 ettari dei primi anni ’80 ai 13.515 del 2010 (dati Istat).

Di questi oltre il 15% sono costituiti da coltivazioni biologiche e altri sono in conversione a dimostrazione di come la coltivazione dell’olio ben si presti all’adozione di tecniche colturali ecocompatibili con le caratteristiche del paesaggio marchigiano.

Inoltre sono innumerevoli i fattori culturali che danno testimonianza del legame tra olio tipico e territorio: si pensi alla sua presenza nella vita quotidiana della comunità, l’esistenza di sagre, fiere e degustazioni ad esso dedicate, la diffusione nei piatti tradizionali della ristorazione locale.