POPULISMO DA ARGINARE

FOTO GATTARISINDACATI, ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA E CORPI INTERMEDI

DELLA SOCIETA’,UN ARGINE CONTRO IL POPULISMO

di Silvano Gattari *

Pubblicato sul Corriere Adriatico del 3 marzo 2013

L’affermarsi alle elezioni politiche di un sentimento in cui i cittadini si fanno Stato, superando i partiti e le forme organizzative e istituzionali dove la volontà popolare trova una sua sintesi, secondo il dettato costituzionale che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione”, riguarda anche la società.

La tentazione di un rapporto diretto tra eletto ed elettore, ignorando le rappresentanze intermedie che caratterizzano le democrazie occidentali mature, è un pericolo per tutti perché mina alla base la coesione sociale.

Dai primi commenti di esponenti dei partiti e delle istituzioni regionali allo “tsunami elettorale” che ha colpito anche le Marche, facendo del “Movimento 5 Stelle”, il primo partito, viene enfatizzata la necessità di un rapporto più diretto con i cittadini, superando i “corpi intermedi”, quella società di mezzo formata da sindacati, associazioni di categoria ed altre forme di rappresentanza sociale, che da sempre, si propongono il compito di cogliere i bisogni dei singoli soggetti e delle categorie rappresentate, portandoli a sintesi nel superiore interesse della collettività.

Partiti, associazioni di categoria, sindacati debbono affrontare questa situazione con coraggio, se vogliono mantenere un ruolo nella società, adeguando le loro forme organizzative alle mutate esigenze della società ed alle nuove aspettative dei cittadini.

Per quanto ci riguarda, come associazioni di rappresentanza degli artigiani e dei piccoli e medi imprenditori marchigiani, dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione i vecchi riti alla base dei nostri meccanismi decisionali, che coinvolgono sempre i soliti dirigenti, ed andare oltre i tradizionali “tavoli istituzionali”, che spesso sono più forma che sostanza.

Al contrario, dobbiamo tornare a parlare agli artigiani ed ai piccoli imprenditori nelle loro imprese e nelle nostre sedi locali. Dobbiamo semplificare le nostre burocrazie, fatte troppo spesso di inutili formalismi che ci portano a non affrontare in modo adeguato i problemi delle imprese, concentrati come siamo nel trovare giustificazione ai nostri modelli, ai nostri comportamenti, alla conservazione delle nostre gerarchie.

Non siamo ancora riusciti a costituire “Rete Imprese Italia” nelle Marche, unificando tutte le sigle di rappresentanza di artigiani e commercianti, a causa di veti contrapposti fra le associazioni di categoria, mentre la realtà ci dice che gli imprenditori non sono interessati alle sigle ed ai nominalismi ma alla nostra capacità di essere utili alla loro necessità di “fare impresa”.

Se non vogliamo essere spazzati via dalle proteste e dai populismi come sta capitando alle forze politiche tradizionali, dobbiamo superare in fretta le nostre divisioni e unirci per aumentare la nostra capacità di relazione con il mondo delle imprese. Dobbiamo dimostrare di essere noi gli interlocutori privilegiati del mondo che rappresentiamo. Se falliremo in questo obiettivo, sarà la politica, assecondando gli opposti populismi di destra e di sinistra, a scavalcarci ed a cercare un rapporto diretto con i cittadini imprenditori.

Unirci e rivedere i nostri modelli organizzativi, fatti di direzioni e presidenze ad ogni livello e per ciascuna associazione, comporterà la necessità di rinunciare a qualche presidente, consigliere o segretario. Ma l’alternativa, se non sapremo riformarci, è quella di essere spazzati via come tutti gli organismi di rappresentanza. E il superamento dei sindacati (già teorizzato da Grillo nelle piazze italiane), delle associazioni di categoria ed anche dei partiti come forma organizzata di raccolta del consenso e di governo della società,  sarebbe un danno enorme non tanto e non solo per la nostra volontà di autoconservazione, quanto perché rischierebbe di venire meno quel tramite tra Governo e cittadini che consente di aver una visione collettiva dei bisogni di una società che le ultime elezioni ci ha presentato come sempre più frammentata e disorientata. E’ questo il compito ma anche il dovere che oggi hanno di fronte i dirigenti di partiti, associazioni e sindacati se vogliono far argine al populismo ed evitare il definitivo disgregarsi di quella società solidale che il modello marchigiano rappresenta da sempre.

*Segretario Cna Marche