RAPPORTO “TRENDMARCHE” 2019

Rendiamo disponibile il rapporto “TrendMarche”  relativo a tutto il 2018 presentato il 23 maggio 2019

Si tratta delle risultanze dell’Osservatorio Congiunturale e del Focus realizzati per la fine del 2018

Le indicazioni dell’osservatorio congiunturale di TrendMarche in sintesi Rapporto Congiunturale TrendMarche 2018-II maggio 2019

IMPRESE ARTIGIANE CON MENO DI 20 ADDETTI, IN CRESCITA RICAVI E RETRIBUZIONI, CALANO INVESTIMENTI E CONSUMI

Secondo l’Osservatorio congiunturale di TrendMarche, per le imprese con meno di 20 addetti della regione, il 2018 coincide con un’accelerazione nel recupero dei livelli del fatturato che crescono del 3,4% rispetto al 2017, per effetto soprattutto del progresso dei ricavi per conto terzi (+4%). La componente conto terzi dei ricavi si riappropria, così, del ruolo propulsivo che era stato ricoperto dalla componente per conto proprio dal 2015 al 2017. Benché i ricavi esteri crescano decisamente (+27,9%), il loro contributo all’aumento dei ricavi 2018 rimane decisamente ridotto e l’incidenza dei ricavi esteri non raggiunge il 5% neanche per le manifatture.
Il 2018 registra anche una diminuzione degli investimenti (-3,5%) e dei consumi (-1,8%) a fronte di un’ulteriore decisa crescita delle spese da retribuzioni (+6,3%): così, la dinamica delle spese da retribuzioni registra il quinto aumento annuale consecutivo, registrando oltretutto tassi di crescita elevati, in media superiori al 6% tra il 2010 e il 2018 (per il manifatturiero, la media degli incrementi annuali per le spese da retribuzioni nello stesso periodo è pari al 9%). La voce retribuzioni si conferma come quella maggiormente influenzata dalla fase di ripresa dell’attività economica.
La ripresa dei ricavi non ha tuttavia ancora condotto ad un recupero dei livelli precedenti la crisi e ciò, nonostante siano trascorsi 10 anni dalla loro caduta. In positivo, si può argomentare che la crescita delle retribuzioni documenta il ruolo crescente assunto dal fattore lavoro. Ad esso possono aver contribuito aumenti dei salari unitari per effetto della qualificazione del lavoro e/o dell’intensificazione del ricorso al lavoro (tramite straordinari), ma anche aumenti dell’organico.
Per l’aggregato dei settori manifatturieri, i livelli dei ricavi sono quasi stabili nel 2018 ma erano già decisamente risaliti (a 104,4 fatto 100 il 2005); i livelli dei consumi calano ormai da anni mentre quelli delle retribuzioni accennano ad una prima pausa dopo una fase prolungata di decisa crescita e gli investimenti manifestano una dinamica non certo definibile statica o piatta. In altri termini, le imprese manifatturiere manifestano evidenti segnali di vitalità, caratterizzati dalla discontinuità degli investimenti ma non dalla loro caduta tendenziale, e dalla sistematica crescita del ruolo del fattore lavoro, in un quadro di metodica ricerca di razionalizzazione dei consumi.
Per le costruzioni, la dinamica delle voci considerate mostra un quadro differente: i ricavi sono in ripresa solo dal 2017 (per le manifatture, dal 2013) e gli investimenti non hanno più nemmeno lontanamente raggiunto i valori precedenti la crisi; tuttavia, si registra un deciso aumento delle spese da retribuzioni e i consumi sono calati in maniera più decisa dei ricavi. Per i servizi, la dinamica del 2018 è ancora caratterizzata dalla debolezza degli investimenti (pari al 4% del dato del 2005) e dalla crescita delle spese per retribuzioni (130,3), ma la crescita dei ricavi si fa più rapida e i consumi si mantengono stabili.
La crescita dei ricavi del 2018 ha riguardato soprattutto la seconda metà dell’anno, quando si è registrato un aumento del 6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Nel primo semestre 2018 i ricavi erano cresciuti solo dello 0,4%. Le variazioni tendenziali per trimestre dei ricavi mostrano, più particolareggiatamente, come i ricavi siano andati accelerando nella seconda metà dell’anno, fino a registrare nel IV trimestre 2018 la variazione tendenziale trimestrale (+7,1%) più elevata sin qui registrata da TrendMarche.
L’aumento dei ricavi del 2018 riguarda (come già per il 2017) tutti i tre macrosettori ma con intensità maggiore per i servizi (+4,1%), seguiti dalle costruzioni (+3,4%) e dal manifatturiero (+0,6%); per le manifatture si tratta del sesto anno consecutivo di crescita, per costruzioni e servizi il dato positivo dei ricavi nel 2018 era stato preceduto solo da quello del 2017. Il profilo degli indicatori di livello mostra come il manifatturiero abbia già da tempo recuperato i livelli dei ricavi precedenti la crisi, i servizi non siano lontani dai livelli 2005-2006, le costruzioni continuino a rimanere lontane dai livelli antecedenti il 2009.
Tra le attività manifatturiere considerate, solo quelle della meccanica registrano una crescita tendenziale dei ricavi (+3,3% rispetto al 2017), ma si tratta di una crescita così decisa da più che compensare per l’aggregato manifatturiero la diminuzione di fatturato dei settori del sistema moda (tessile abbigliamento e calzature: -2,5%), del legno-mobile (-4,2%) e delle altre manifatture (-1%).
Nell’ambito della meccanica, la crescita dei ricavi 2018 è più decisa per la meccanica di base (metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchinari e attrezzature: +3,3%) che non per l’altra meccanica (macchinari, impianti, veicoli, ecc.: +2,9%), i cui ricavi costituiscono poco più di un terzo del totale del settore.
Tra i servizi, sono notevoli le differenze nel profilo di ripresa e nelle dinamiche più recenti. Si distingue per stabilità il profilo dei ricavi per servizi a persone e famiglie, all’opposto di riparazioni veicoli e degli altri servizi (che ricomprendono molte attività del terziario ad alto contenuto di conoscenza e che registrano un’importante e progressiva crescita dei ricavi) dove le oscillazioni dei livelli dei ricavi sono particolarmente marcate. I trasporti e il commercio registrano oscillazioni assai minori e dopo le difficoltà del 2012 e 2013 sono orientati, rispettivamente, ad una modesta crescita i trasporti, alla stabilità il commercio. Per i servizi del turismo (alloggio e ristorazione), invece, i ricavi sembrano orientati nuovamente a un trend di diminuzione.
Le dinamiche recenti che si registrano per le costruzioni mostrano una tendenza alla crescita che accelera di ritmo (si passa dal +2,1% del 2017 al +3,4% del 2018) e fa supporre che la ricostruzione post-sisma stia producendo i suoi effetti sul settore.
Se si considerano le sole attività manifatturiere dell’Osservatorio TrendMarche, gli andamenti dei ricavi e l’incidenza del conto proprio e del conto terzi per ogni anno, si vede come la crescita sistematica che caratterizza i ricavi dal 2013 si accompagna ad una quasi altrettanto sistematica crescita dell’incidenza del conto proprio che dal 33,7% del 2010 giunge a pesare per quasi il 40% del fatturato nel 2018. Considerando le singole attività manifatturiere, si vede come il rapporto tra dinamica dei ricavi e composizione per conto terzi e conto proprio, risulti notevolmente diversificato: mentre nel Tessile Abbigliamento Calzature la sistematica crescita dei ricavi avviene in concomitanza con una sostanziale stabilità dell’incidenza del conto terzi, nel legno-mobile la ripresa dei ricavi successiva alla caduta del 2012 avviene in presenza di una decisa crescita del conto proprio la cui incidenza giunge a superare quella del conto terzi nel 2016; ma nonostante tale incidenza aumenti ancora fino a rasentare il 60% dei complessivi ricavi, il livello di questi ultimi non cresce più e torna a flettere nel 2018. La riorganizzazione del settore verso il conto proprio non ha consentito subito di invertire la diminuzione dei ricavi e dopo aver cominciato a produrre effetti positivi sembra aver cessato di produrre i suoi effetti con il 2018.
Per la meccanica nel suo complesso, si rileva come alle due fasi di crescita dei livelli dei ricavi che caratterizzano il periodo osservato, corrispondano due fasi di modificazione nella composizione dei ricavi stessi in termini di contro terzi e conto proprio: nel biennio più favorevole della prima fase di crescita dei ricavi (il 2014 – 2015) l’incidenza del conto proprio dapprima non cresce più (2014) poi torna a calare (2015); in seguito il conto proprio sale rapidamente fino a lambire la metà dei ricavi in corrispondenza del livello più alto raggiunto dagli stessi.

FOCUS MANIFATTURIERO

le Marche nel periodo 2000-2008 si sono caratterizzate per la crescita più intensa del valore aggiunto prodotto dal comparto “attività estrattiva, attività manifatturiere, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, fornitura di acqua, reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento” – principalmente costituito dal Manifatturiero – con il +19,7% a fronte del +3,9% in media nazionale. Di contro, nel periodo che va dal 2008 al 2017, nella nostra regione si è osservata la diminuzione del 12,6%, più intensa del -7,7% in Italia che colloca le Marche al 10° posto (Tavola n.1). Nonostante la forte selezione che il comparto ha avuto negli ultimi anni, nel 2018 le Marche confermano il primato in Italia per quota di occupati nel Manifatturiero esteso (Industria in senso stretto) sul totale dell’occupazione con il 30,6%, a fronte del 20,0% in media nazionale, e si collocano all’8° posto al confronto con le 136 regioni dei 28 Paesi dell’Unione Europa con popolazione superiore a 1,5 milioni
Per quanto riguarda le imprese, le registrate nel Manifatturiero nelle Marche alla fine del 2018 sono il 8,8% in meno rispetto al 2010, diminuzione meno intensa della media nazionale (-10,1%), anche se peggiore della dinamica complessiva delle imprese marchigiane che segna il -4,1%. Inoltre, osservando la dinamica dell’ultimo anno, emerge un peggioramento del trend in diminuzione delle imprese manifatturiere delle Marche con il -2,5%, a fronte del -1,1% in Italia e del -1,2% del totale imprese nelle Marche.
Per quanto riguarda le imprese, le registrate nel Manifatturiero nelle Marche alla fine del 2018 sono il 8,8% in meno rispetto al 2010, diminuzione meno intensa della media nazionale (-10,1%), anche se peggiore della dinamica complessiva delle imprese marchigiane che segna il -4,1% (Grafico n.5). Inoltre, osservando la dinamica dell’ultimo anno, emerge un peggioramento del trend in diminuzione delle imprese manifatturiere delle Marche con il -2,5%, a fronte del -1,1% in Italia e del -1,2% del totale imprese nelle Marche.

FOCUS EXPORT

L’export marchigiano, oltre ad essere particolarmente esposto alla concorrenza di quanto esportato in Italia dalle multinazionali all’estero, è anche esposto ai rischi che potrebbero comportare le più recenti tensioni internazionali e le guerre commerciali, con minacce di dazi e sanzioni, a cui si aggiunge la brexit.
Sulla scena internazionale, nell’ultimo anno, l’attenzione è puntata soprattutto sugli Stati Uniti (rischio dazi), sulla Russia (sanzioni) e sul Regno Unito (brexit). Nello specifico, la nostra regione è la più esposta (in termini di incidenza dell’export manifatturiero verso il paese sul valore aggiunto regionale) tra le italiane alla Russia, mentre per esposizione a Regno Unito e Stati Uniti si colloca rispettivamente all’8° e 9° posto
Tra i principali mercati, focalizzando l’attenzione su quelli esposti a tensioni, si osservano diminuzioni delle vendite in tutti e tre i mercati nel corso del 2018. Nel dettaglio le esportazioni manifatturiere marchigiane in Russia sono diminuite dell’8,6%, pari a -36,5 milioni di euro, segnando il rientro in territorio negativo dopo il +12,7% registrato nel 2017, negli Stati Uniti del 6,2%, pari a -54,0 milioni di euro, anche in questo caso dinamica in contro tendenza rispetto al +16,5% del 2017, e nel Regno Unito con il -3,7%, pari a -20,0 milioni di euro, in attenuazione rispetto al -6,2% dell’anno precedente.
I tre mercati caratterizzati da criticità nel commercio estero – Russia (sanzioni), Stati Uniti (rischio dazi) e Regno Unito (brexit) – cumulano una diminuzione di 110,5 milioni di euro nel 2018 di export marchigiano manifatturiero (-6,0%), mentre nel resto del mondo l’export segna -81,7 milioni di euro (-0,8%)
Nel dettaglio dei comparti, la diminuzione osservata in Russia è determinata per il 95,0% dalla riduzione delle esportazioni di Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili che segnano -34,6 milioni di euro. Anche per quanto riguarda la dinamica registrata per le esportazioni manifatturiere delle Marche nel Regno Unito, il 70,0% della diminuzione è imputabile agli Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili che diminuiscono di 14,0 milioni di euro, mentre la variazione negativa registrata negli Stati Uniti è interamente imputabile al farmaceutico (-86,3 milioni di euro).
Entrando maggiormente nel merito, si osserva che l’export di Articoli in pelle (escluso abbigliamento) diminuisce anche negli Stati Uniti, dove si registrano -17,1 milioni di euro.
I tre mercati caratterizzati da criticità del commercio estero: Russia (sanzioni), Stati Uniti (rischio dazi) e Regno Unito (brexit) cumulano una diminuzione di vendite di Articoli in pelle di 65,7 milioni di euro, il 62,0% di tutta la diminuzione complessiva del comparto. Segnaliamo anche la diminuzione delle esportazioni di questo comparto in Romania con il -17,5% pari a 10,4 milioni di euro in meno, in Belgio con il -5,5% (-4,1 milioni di euro) e Hong Kong con il -5,0% (-2,9 milioni di euro).