REGIONE, UNA NUOVA LEGGE URBANISTICA ENTRO GENNAIO PER RILANCIARE L’EDILIZIA MARCHIGIANA.

Foto conf stampa cedamCna e Confartigianato chiedono che la proposta di legge della Giunta sia discussa con le associazioni di categoria. Al centro il recupero dei centri storici e la riconversione del patrimonio esistente.

Il valore aggiunto dell’edilizia marchigiana in un anno è sceso da 1.862 a 1.721 milioni di euro, con una perdita di 141 milioni di euro. Il peso del settore sul  Pil regionale si  è ridotto così dal 5,5 al 5,1 per cento.

 “Prevedere una forte iniziativa sul recupero dei centri storici e per il recupero e la riconversione del patrimonio esistente, mettendo in campo  incentivi e premialità  per questo tipo di interventi edilizi che consentono di limitare il consumo del suolo”.

A chiederlo sono le associazioni artigiane Cna e Confartigianato Marche in una conferenza stampa convocata per presentare le proposte delle imprese edili e le richieste di modifica della proposta di legge regionale sul governo del territorio, licenziata dalla Giunta ed ora all’esame della Commissione consiliare competente insieme ad un’altra proposta di legge di iniziativa popolare.

“Noi” hanno affermato i presidenti di Cna Marche Gino Sabatini e di Confartigianato Costruzioni Marche Bruno Crescimbeni “chiediamo che le questioni urbanistiche e di governo del territorio siano affrontate in un unico testo di legge urbanistica regionale che dovrà uscire dal confronto della Regione con gli enti locali e con le associazioni di categoria, finalizzato a rilanciare il settore delle costruzioni marchigiano, entro il mese di gennaio. In quest’ottica le due proposte di legge in discussione ci sembrano inadeguate. Senza modifiche rischierebbero di bloccare il settore edile per dieci anni a causa dell’eccessiva burocrazia che rimanda le competenze tra Regione, Province e Comuni, appesantendo le procedure con conseguenti maggiori costi per le imprese. E’ anche un errore quello di introdurre l’obbligatorietà dei Piani Intercomunali Strutturali. Riteniamo che la copianificazione tra Comuni vada fatta solo se esiste condivisione di obiettivi, compatibili con la sostenibilità territoriale  e sostenuta da incentivi”.

L’edilizia marchigiana non può aspettare. Negli ultimi quattro anni il settore ha perso 5.826 addetti pari al 12,4 per cento della forza lavoro (pari a 23.944 dipendenti e 17.399 artigiani per un totale di 41.343 addetti). Inoltre il valore aggiunto dell’edilizia marchigiana in un anno è sceso da 1.862 a 1.721 milioni di euro, con una perdita di 141 milioni di euro. Il peso del settore sul  Pil regionale si  è ridotto così dal 5,5 al 5,1 per cento.

“Si tratta” hanno spiegato i responsabili regionali dell’edilizia della Cna Marco Bilei e della Confartigianato Franco Gattari “di numeri pesantissimi. Il mercato delle nuove costruzioni nelle Marche è completamente bloccato, con la richiesta di mutui per l’acquisto di abitazioni crollato nell’ultimo quinquennio del 66 per cento mentre il valore degli immobili è diminuito del 20 per cento. Unici dati positivi dal mercato delle ristrutturazioni con il 37 per cento dei marchigiani che, secondo una nostra indagine, prevede di fare un intervento edilizio di ristrutturazione nel prossimo anno. Per questo serve una legge urbanistica regionale che favorisca i recuperi nei centri storici e la riconversione del patrimonio esistente”.