Relazioni sindacali e contrattazione, puntare su territorio e bilateralità.

 

Ne hanno parlato parti sociali e Michele Tiraboschi in un Forum promosso dalla Cna.

 RELAZIONI SINDACALI E CONTRATTAZIONE, PUNTARE SU TERRITORIO E BILATERALITA’

 Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria  rappresentano oltre il 39% del totale degli aderenti alla bilateralità nazionale con 193.000 lavoratori. Nelle Marche l’Ebam, ha erogato, nei due anni della crisi, 3,5 milioni di euro per finanziare la cassa integrazione in deroga per 3.091 lavoratori dell’artigianato. 

Un nuovo e moderno sistema di relazioni sindacali e di assetti contrattuali può rappresentare un contributo determinante per fronteggiare l’attuale crisi di competitività, la caduta di produttività, la scarsa crescita, la precarietà del lavoro? La risposta che viene dal Forum promosso dalla Cna di Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria sul tema “ Al via un nuovo modello contrattuale: bilateralità e, territorio”, svoltosi a Bologna, è stata: sì, serve riflettere su una riorganizzazione del lavoro che consenta di superare la perdurante fase di crisi, insieme ad un sistema di nuove tutele.

L’attuale situazione economica, caratterizzata da una ripresa ancora timida; dal persistere di bassi tassi di occupazione, specie giovanile, richiede una riorganizzazione delle relazioni che consenta a imprese e lavoratori di avere gli strumenti necessari per competere su un mercato sempre più difficile. Dunque serve un cambiamento sui contenuti e sulle implicazionidel quale si sono confrontati nel corso del Forum: Enrico Amadei, responsabile nazionale divisione economica e sociale Cna; Fabio Giovagnoli, responsabile dipartimento attività produttive Cgil Toscana; Renzo Perticaroli, segretario regionale Uil Marche; Ulderico Sbarra, segretario generale Cisl Umbria e Michele Tiraboschi, professore ordinario di diritto del lavoro dell’Università di Modena e Reggio Emilia e consulente del Ministro del lavoro e delle politiche sociali per le questioni attinenti le politiche del lavoro, alle politiche comunitarie e alla riforma del mercato del lavoro. Il nuovo modello contrattuale dell’artigianato che sta prendendo corpo su tutto il territorio nazionale, trae esperienza proprio dalle positive relazioni che nelle quattro regioni del Centro Nord (Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria dove 400mila aziende artigiane e piccole imprese rappresentano l’elemento centrale del sistema produttivo contribuendo al 18 per cento del Pil) si sono realizzate attraverso gli strumenti bilaterali. La bilateralità nell’artigianato, ha sviluppato la propria attività nel campo del sostegno al reddito di imprese e lavoratori, allargando negli anni la sfera degli interventi a sicurezza e formazione. Su una platea di oltre un milione  di lavoratori dell’artigianato, ad oggi il numero dei lavoratori coperti, rappresenta circa la metà. Il maggior numero di imprese aderenti si colloca nelle aree manifatturiere e in particolare nel centro nord. Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria  rappresentano oltre il 39% del totale degli aderenti alla bilateralità nazionale con 193.000 lavoratori. E’ da queste regioni, in particolare che sono maturate esperienze che hanno contribuito a far compiere un salto di qualità nelle relazioni sindacali. Nelle Marche l’Ebam, ha erogato, nei due anni della crisi, 3,5 milioni di euro per finanziare la cassa integrazione in deroga per 3.091 lavoratori dell’artigianato.  Il nuovo modello contrattuale punta proprio sulla diffusione di bilateralità e contrattazione territoriale in tutto il Paese, con quest’ultima che assume pari valore di quella nazionale. “L’obiettivo – ha spiegato Enrico Amadei – è quello di legare al territorio le dinamiche relative a salari e produttività. Tramite la bilateralità poi, si potranno attivare interventi specifici, territorio per territorio, di sostegno alle imprese e di tutela ai lavoratori per garantire occupazione e sviluppo”. Nel corso del Forum è stato  sottolineato come la discussione in atto negli ultimi anni in materia di relazioni industriali, abbia teso a spostare l’attenzione sui livelli territoriale e aziendale. Questo per cogliere meglio e più velocemente i cambiamenti economici e sociali in atto in una specifica realtà. Questa visione tuttavia fatica ancora a prendere corpo e proprio su questi argomenti il dialogo sembra più difficile.

 “Spostando il confronto sindacale sul territorio, laddove le esigenze delle imprese si possono meglio cogliere –ha affermato Michele Tiraboschiè possibile realizzare in modo flessibile, convergenze sulle reciproche convenienze tra imprese e lavoratori, convergenze che devono partire da presupposti di maggiore competitività e quindi di produttività; innovazioni e aumento delle competenze all’interno delle imprese per seguire la via alta dello sviluppo. E’ indubbio che occorrano regole flessibili e adattabili. In questo senso valuto positivamente il progetto di Statuto dei lavori presentato dal Ministro Sacconi, che individuato un nucleo ristretto di diritti inderogabili, lascia poi alle parti sociali di disciplinare come ritengono più opportuno il restante quadro delle norme di legge”.

Un rinnovato sistema di relazioni sindacali ,,come ha sottolineato Renato Picciaiola Presidente di Cna Marche, può infatti concorrere a creare le condizioni per incrementare la produttività, migliorare la competitività delle imprese, offrire risposte più funzionali alle condizioni produttive e professionali delle diverse realtà territoriali. Infine, il tema della rappresentanza delle piccole imprese. “ Occorre – ha concluso Picciaiola cogliere e rendere esplicito il percorso avviato con le categorie che ci ha permesso in questi ultimi mesi, di segnare importanti successi su questo argomento negli ultimi contratti nazionali siglati: tessile, autotrasporto, acconciatura, legno, edilizia e comunicazione.