Reti d’impresa, Green Economy e Confidi per rilanciare l’economia

Lo scenario di fine 2010 per gli artigiani delle Marche secondo la Cna (per Imprese & Territorio, periodico nazionale di Artigiancassa)

RETI D’IMPRESA, GREEN ECONOMY E CONFIDI. ECCO GLI STRUMENTI PER VINCERE LA CRISI E RILANCIARE IL SISTEMA PRODUTTIVO MARCHIGIANO.

Aggregazioni e reti per essere presenti sui mercati internazionali con le specificità del sistema produttivo marchigiano, investimenti sulla green economy, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese e un ruolo centrale per i Confidi regionali in sinergia con Artigiancassa, per sostenere la domanda di credito e gli investimenti delle aziende artigiane. Secondo la Cna sono queste le priorità da seguire per non restare indietro nella rincorsa verso la ripresa dell’economia. “Per le 158 mila imprese marchigiane, di cui oltre 50 mila artigiane,” afferma il presidente regionale Cna Renato Picciaiola “la crisi ha rappresentato un passaggio epocale e niente sarà più come prima. Se prima le nostre produzioni si rivolgevano prevalentemente al mercato locale ed all’Europa, oggi siamo in piena globalizzazione e siamo aperti alla concorrenza ma anche alle opportunità offerte dai mercati emergenti. Per affermare nel mondo le nostre produzioni, dobbiamo imparare a fare sistema sempre di più e sempre meglio, puntando ad esportare non la singola scarpa o il tal formaggio ma il territorio marchigiano tutto insieme, con l’artigianato, la cultura, l’enogastronomia, l’ambiente. Ecco perché l’impegno del singolo imprenditore non basta più. Serve lo sforzo congiunto di Regione e enti locali associazioni di categoria, istituti di credito e sistema camerale per valorizzare ovunque il Made in Marche, meglio se attraverso la creazione di un unico marchio di qualità immediatamente riconoscibile. In particolare l’importanza di sostenere con forza le imprese artigiane, è confermata dal fatto che le Marche sono la regione più artigiana d’Italia, con la più alta percentuale di valore aggiunto prodotta dall’artigianato (19,7 per cento) davanti al Veneto che si ferma al 16,1 per cento. Nell’artigianato marchigiano trova lavoro il 27,6 per cento degli addetti e ci sono 3,3 aziende artigiane ogni 100 abitanti”. L’impegno di tutti, auspicato dalla Cna, è più che mai urgente oggi perché la crisi nelle Marche non è passata e si ripercuote ancora sul tessuto delle imprese artigiane: la domanda interna non riparte, la stagnazione del reddito disponibile per larghe fasce della popolazione induce a ridimensionare anche i consumi alimentari dopo quelli di beni durevoli, la domanda estera non consente di compensare la riduzione della domanda interna perché l’export sconta politiche di promozione e di immagine a livello nazionale meno efficaci di quelle condotte da altri Paesi dell’unione Europea. Secondo il Centro Studi Sistema della Cna Marche, Le dinamiche congiunturali si differenziano significativamente tra i principali settori di attività dell’artigianato marchigiano ma le maggiori difficoltà riguardano ancora i principali settori manifatturieri regionali (meccanica, legno-mobile, calzature e tessile e abbigliamento). In particolare, la situazione dell’artigianato delle calzature appare la meno critica mentre resta più difficile la situazione delle attività manifatturiere diverse da quelle principali (gomma e plastica, alimentari, ecc.). L’alleggerimento della crisi vale anche per l’artigianato dei servizi alle persone e alle famiglie. Anche per le imprese artigiane manifatturiere che lavorano prevalentemente per conto terzi la situazione risulta fortemente differenziata tra settore e settore: meno difficile rispetto al complesso del settore per la meccanica e il tessile abbigliamento; più difficile per il legno mobile e le manifatture diverse. Nel calzaturiero, invece, il conto terzi registra una dinamica del tutto particolare poiché presenta, unico tra gli altri settori manifatturieri, una situazione decisamente positiva con netta prevalenza dei casi di miglioramento dell’attività produttiva rispetto ai casi di peggioramento e a quelli di stazionarietà. Una componente della domanda interna stagnante è quella degli investimenti che si ripercuote non solo sulle imprese che producono o concorrono a produrre beni strumentali (che sono spesso artigiane, tecnologicamente ben dotate e dinamiche sui mercati non solo locali) ma anche sulla capacità di competere delle imprese che non possono permettersi di investire in nuove tecnologie e sono così costrette a operare in svantaggio rispetto alla concorrenza estera. “L’immobilità delle politiche industriali nazionali, la mancanza di strategie e di serie politiche infrastrutturali, non permettono” secondo Giuliano Drudi presidente Fidimpresa Marche, il Confidi unico della Cna “di configurare le condizioni minime per nutrire l’ottimismo necessario a investire. Ma non è solo l’incertezza che frena la disponibilità degli artigiani a effettuare nuovi investimenti: il credito cooperativo artigiano compensa solo in parte le difficoltà finanziarie delle imprese artigiane strette tra la morsa dei clienti che pagano in forte ritardo e la necessità di non strozzare i fornitori applicando ad essi le stesse condizioni. La concorrenza internazionale spesso sfrenata e priva di controlli non consente di pronosticare per eventuali investimenti, rendimenti attesi sufficienti a compensare il rischio dell’indebitamento o dell’acquisizione di nuovi asset tecnologici. La stessa indisponibilità a nuovi investimenti frena le possibilità di diminuire la capacità produttiva installata (inutilizzata per gran parte da molte imprese artigiane) e obbliga a sostenere costi fissi insostenibili. In questo contesto è vero che rileviamo una tensione minore nell’erogazione del credito da parte delle banche, ma permane ancora un forte squilibrio tra i pochi investimenti ed i molti consolidamenti ai quali i finanziamenti vengono destinati.” Nel primo semestre 2010, secondo l’Osservatorio Ebam, le imprese artigiane che hanno investito sono salite al 6% del totale imprese dal 4,6% del secondo semestre 2009. Si tratta di percentuali ancora troppo basse, se si pensa che negli anni scorsi tale livello di diffusione era salito ad oltre il 20% registrato ogni semestre. Se la crisi ha avuto effetti meno dirompenti di quelli che si sarebbero potuti verificare, bisogna ringraziare in primo luogo i Confidi, che in questo biennio hanno svolto un ruolo fondamentale, sostenendo il fabbisogno di liquidità delle imprese con grande senso di responsabilità. Se oggi il credito non è più l’emergenza che era un anno fa, le imprese continuano ad avere problemi ad ottenere i finanziamenti necessari per spingere la ripresa. “Fidimpresa Marche” dichiara il direttore Giancarlo Gagliardini “è la più grande cooperativa di garanzia regionale ed è la prima, nella nostra regione, ad aver ottenuto dalla Banca d’Italia l’iscrizione all’elenco speciale degli intermediari finanziari previsto dall’art.107 del T.U.B. Abbiamo 20 mila soci ed è di 750 milioni di euro lo stock dei finanziamenti garantiti .Tra l’altro le aziende che si rivolgono a noi non sono necessariamente quelle più deboli nel rapporto con le banche. Più semplicemente le aziende vedono in Fidimpresa un partner ideale per tutta l’attività finanziaria dell’azienda, grazie alla competenza ed alla conoscenza del sistema produttivo e delle singole imprese, che può mettere in campo. Conoscenze e competenze che sono proprie dell’intero sistema dei Confidi che si propone, insieme ad Artigiancassa, di gestire sul territorio la concessione del credito. Artigiancassa in questi ultimi tempi ha fatto grandi passi avanti, soprattutto nell’innovazione di prodotto, ad esempio con le pratiche on line, , ma se vuole radicarsi sul territorio e raggiungere volumi di credito significativi, deve puntare sui Confidi, anche attraverso l’assegnazione di plafond operativi e utilizzare la loro rete, , lavorando in sinergia con essa”. Partite Iva, lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori agricoli, artigiani. E’ questa la linea del Piave del mercato del lavoro marchigiano. Sono loro a difendere l’occupazione ed a far sì che le Marche, nel primo trimestre 2010, siano l’unica regione insieme alla Valle D’Aosta, all’Abruzzo e al Molise a registrare una riduzione del tasso di disoccupazione (dal 6 al 5,6 per cento) rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente. Non solo. La regione risale dal nono al terzo posto come percentuale di disoccupati, preceduta solo da Val D’Aosta e Trentino Alto Adige. “Tra aprile 2009 e aprile di quest’anno,” sostiene il segretario regionale Cna Marche Silvano Gattari “gli occupati dipendenti sono scesi, nella nostra regione, da 497 a 477 mila, con una perdita di 20 mila posti di lavoro. Sarebbe stata una tragedia per il tessuto produttivo e sociale marchigiano ma, per fortuna, ancora più rilevante è stato l’incremento dei lavoratori indipendenti, che sono saliti da poco meno di 160 mila a quasi 181 mila, con una crescita di 21 mila posti di lavoro. Si tratta di un segnale di grande vitalità del nostro sistema di piccole e medie imprese e del lavoro autonomo, unica diga contro la crisi occupazione che soffrono i grandi gruppi industriali. Un segnale che le istituzioni non possono assolutamente sottovalutare nell’elaborazione delle politiche e nell’assegnazione dei finanziamenti a sostegno del sistema produttivo”. Gli occupati indipendenti sono aumentati in tutti i settori produttivi che, al contrario, hanno perso lavoratori dipendenti: in agricoltura gli imprenditori agricoli sono saliti da 6 a 15 mila, nell’industria e artigianato da 46 a 47 mila e nell’edilizia da 19 a 22 mila. Particolarmente consistente la creazione di nuovi posti di lavoro autonomi nei servizi (da 106 a 117 mila), e nel commercio (da 36 a 42 mila). Centrale, per la difesa dei livelli occupazionali e del reddito dei marchigiani, si è rivelato il ruolo della Regione. “Di recente” precisa Gattari “anche grazie alla nostra azione sono stati attivati dalla Regione 60 milioni di euro di ammortizzatori sociali in deroga per la protezione dei lavoratori, del reddito e delle piccole imprese. Complessivamente la dotazione nel biennio 2009 –2010 è stata di 150 milioni di euro del Fondo per ammortizzatori in deroga, con la tutela di 35 mila lavoratori. Altri provvedimenti hanno riguardato un fondo di garanzia per l’acceso al credito di 7.898 piccole imprese per 337 milioni di euro di finanziamenti, contratti di solidarietà per 6 mila lavoratori, sostegni alla creazione di nuove imprese, prestiti d’onore per 500 muove attività. Per quanto riguarda invece il territorio e il sostegno allo sviluppo, la Regione ha deciso di concentrare tutte le risorse sulle green economy e sugli investimenti per le energie rinnovabili, con un fondi di 8 milioni di euro per finanziare progetti di risparmio energetico ed energie alternative. Quello che chiediamo noi sono interventi che possano avere un impatto diretto sulla struttura delle nostre imprese, con particolare riguardo a quelle di minori dimensioni e su questo ci confronteremo con la Regione. Pensiamo alla produzione di energia rinnovabile ma anche alla ristrutturazione di pezzi del nostro tessuto urbano, con il coinvolgimento delle piccole imprese edili e di manutenzione, attraverso interventi finalizzati al risparmio energetico e a dare più competitività a molti comparti della nostra economia. Sono queste le strade da prendere per uscire dalla crisi prima e più velocemente di altre regioni”.