RIFORMA DELLO STATO. SE NE E’ DISCUSSO NEL CONVEGNO CNA MARCHE

Ad annunciarlo gli onorevoli Giovanelli e Ciccanti al convegno della Cna sulla riforma dello Stato. Ancona, Pesaro e Macerata avranno 12 consiglieri eletti dai Comuni, Fermo ed Ascoli ne avranno 10.

 

PROVINCE, NELLE MARCHE COSTANO 450 MILIONI DI EURO LA RIFORMA DEL GOVERNO LE DIVIDE IN TRE MEDIE E DUE PICCOLE

 

Province, cambia tutto. Non scompariranno più ma saranno divise tra grandi, piccole e medie in base al numero degli abitanti. Inoltre i Consiglieri provinciali saranno eletti dai Sindaci e consiglieri dei Comuni della provincia. La novità e stata annunciata ad Ancona al convegno organizzato dalla Cna Marche su “Riforma dello Stato per una economia più competitiva”, al quale hanno partecipato i Deputati  Oriano Giovanelli del Pd e Amedeo Ciccanti dell’Udc. Insieme a loro il vicesegretario nazionale Unioncamere Ugo Girardi e il responsabile del dipartimento economico della Cna nazionale Enrico Amadei. Il dibattito, introdotto dal presidente regionale Cna Renato Picciaiola, è stato moderato dalla giornalista del Sole 24 Ore Ilaria Vesentini.

Delle cinque Province marchigiane, secondo il disegno di legge presentato ieri dal ministro dell’Interno Cancellieri, tre (Ancona, Pesaro e Macerata) saranno considerate medie, avendo tra i 300 mila e di 700 mila abitanti mentre le altre due (Ascoli Piceno e Fermo) rientreranno tra le piccole, sotto i 300 mila abitanti. Queste ultime avranno soltanto 10 consiglieri  provinciali mentre le altre tre ne avranno 12. Nelle grandi province (oltre 700 mila abitanti) di cui nessuna nelle Marche, i consiglieri saranno 16. Per evitare il commissariamento della Provincia di Ancona e delle altre in scadenza in primavera, la legge dovrà essere approvata entro maggio, con il Parlamento impegnato in una corsa contro il tempo.

Una riforma che non convince l’On. Ciccanti secondo il quale “va mantenuta l’elezione da parte dei cittadini dei Consigli provinciali e vanno invece accorpate le Province con meno di 500 mila abitanti mentre vanno soppressi molti uffici periferici dello Stato ed enti strumentali che esercitano funzioni che si sovrappongono tra loro”.

Province difese anche dall’On. Giovanelli il quale ha affermato che “a questi enti non si può rinunciare per affrontare i temi del trasporto locale, dell’edilizia scolastica, della formazione, dei lavori pubblici, oppure avremo un nuovo centralismo regionale ed aumenteranno addirittura i costi. Quello che va fatto è evitare duplicazioni di funzioni con i Comuni ed associare i servizi”. 

Nelle Marche, secondo un’indagine del Centro Studi Sintesi, la Cna, le Province spendono 450 milioni di euro. Dalla loro soppressione arriverebbero risparmi per 20 milioni di euro, ossia solo le voci di spesa riguardanti i  costi della politica  e il funzionamento della macchina amministrativa.  Invece le competenze oggi in capo alle Province ed i relativi costi di gestione e del personale verrebbero semplicemente trasferiti alla Regione ed ai Comuni.

“Ridurre i costi della politica” ha affermato il presidente Cna Marche Renato Picciaiola “è fondamentale per trovare i soldi da destinare all’economia. Oltre ai risparmi derivanti dalla riforma delle Province, altri ne potrebbero arrivare dall’accorpamento dei piccoli Comuni, dalla riduzione del numero dei consiglieri regionali e comunali, dalla diminuzione del numero dei consiglieri nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche, dal taglio degli incarichi esterni da parte delle pubbliche amministrazioni.”

Un concetto, quello dei tagli alla spesa pubblica, ribadito dal responsabile nazionale della divisione economica Cna Enrico Amadei, secondo il quale “oggi il 50 per cento del Pil se ne va per far funzionare la macchina dello Stato, con un costo di 850 miliardi di euro.  Per far crescere l’economia bisogna far dimagrire lo Stato, evitando le duplicazioni dei centri di costo ed utilizzare le risorse per ridare slancio ai consumi, agli investimenti e alle esportazioni”

Nell’ambito della riforma dello Stato e in seguito all’approvazione dello Statuto delle imprese” nuovi compiti vengono affidati al sistema delle Camere di Commercio.

 “Il sistema camerale” ha spiegato Ugo Girardi vicesegretario nazionale Unioncamere “affiancherà Regione ed enti locali nella valutazione di leggi e regolamenti sulla  competitività delle imprese e vengono introdotti anche tempi di pagamento certi per i crediti alle imprese: 30 giorni per la Pubblica amministrazione e 60 per i privati”.

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