SISTEMA PRODUTTIVO MARCHIGIANO, IL MOTORE ANCORA NON RIPARTE

 Logo UnioncamereNEL 2013 il 26 PER CENTO DELLE IMPRESE HA EFFETTUATO INVESTIMENTI. TRA QUESTI, IL 65 PER CENTO LI HA AUMENTATI RISPETTO AL 2012.

 

Sistema produttivo marchigiano, il motore ancora non riparte. Dall’indagine trimestrale “Giuria della congiuntura”, realizzata dal Centro Studi di Unioncamere Marche, emergono dati positivi soltanto per il settore del mobile, per il fatturato e gli ordinativi dall’estero e per le imprese con più di cinquanta dipendenti. Per il resto del comparto manifatturiero è ancora recessione. In particolare per le calzature che nell’ultimo trimestre del 2013 hanno registrato un calo di tutti gli indicatori, con l’eccezione del fatturato estero (+0,4), e sperano nel traino del Micam per una inversione di tendenza. 

“La situazione di crisi” spiega il presidente di Unioncamere Marche Adriano Federici, “che trova conferma nei drammatici dati sulla disoccupazione resi noti dall’Istat, continua a mettere a dura prova le basi del sistema imprenditoriale si una regione, come le Marche, che ha fatto della piccola industria manifatturiera la spina dorsale della propria economia. Per fortuna continuano a tenere le esportazioni, con il fatturato estero che è aumentato anche nell’ultimo trimestre del 2013 dello 0,9 per cento mentre ancora meglio è andata per gli ordinativi, in crescita del 2,5 per cento. Un risultato ottenuto anche grazie all’impegno del sistema camerale marchigiano e delle aziende speciali delle Camere di commercio, che in collaborazione con la Regione e le associazioni di categoria, promuovono le  nostre imprese all’estero e nei principali  eventi fieristici.”

 Il Centro Studi Unioncamere Marche ha reso noti anche i dati sulle imprese marchigiane che hanno investito nel 2013. Sono state il 26 per cento del  totale. Tra queste, il 65 per cento ha aumentato i propri investimenti rispetto al 2012.

“Questo significa” precisa Federici “da un lato che le aziende marchigiane vogliono reagire alla crisi, dall’altro che si rendono conto che soltanto investendo si può creare quel valore aggiunto in grado di far elevare le nostre aziende rispetto alla concorrenza del mercato globale. Il 52 per cento ha investito per l’acquisto di impianti e macchinari, di cui il 28 per cento per introdurre processi innovativi. L’11 per cento per migliorare i prodotti esistenti e l’8 per cento per introdurre nuovi prodotti. Il resto per brevetti, distribuzione, informatica, capannoni.”

Le previsioni? Le imprese marchigiane intervistate dal Centro Studi Unioncamere Marche restano prudenti. La stragrande maggioranza (57 per cento) si aspetta una produzione sostanzialmente invariata per la fine del mese di marzo e poco meno (55 per cento) sono quelli che manterranno stabile il fatturato. Ordinativi in “stand by” per il 60 per cento delle imprese. A prevedere un aumento di produzione e fatturato sono 19 imprese su 100 mentre il 16 per cento si aspetta un incremento degli ordinativi. Produzione, fatturato e ordinativi previsti in ulteriore calo per una impresa marchigiana su quattro.

Esaminando i dati del Centro Studi Unioncamere Marche nel dettaglio, emerge un calo della produzione e degli ordinativi,  tra settembre e dicembre 2013, del 4,2 per cento, mentre il fatturato flette del 3,6 per cento. Anche nell’ultimo trimestre del 2013, la crisi ha colpito più pesantemente l’artigianato (produzione –6,1 per cento) e le imprese con meno di dieci dipendenti (-6,3 per cento) mentre la produzione aumenta nelle imprese con più di cinquanta dipendenti (+2,3 per cento).

Tra i settori soltanto il mobile registra un aumento della produzione (+1 per cento), del fatturato (+0,9) e degli ordinativi (+0,5). Per gli altri settori manifatturieri i cali di produzione e fatturato oscillano tra il 3 e il 5 per cento, con il picco negativo delle calzature che vedono la produzione calare dell’8,2 per cento, il fatturato del 6,7, gli ordinativi del 7 per cento e gli ordinativi esteri dell’1 per cento.

Per quanto riguarda il territorio marchigiano, le difficoltà del distretto calzaturiero si ripercuotono sul sistema produttivo del fermano ( produzione meno 7,3 per cento) e del maceratese (-4,7) mentre Ascoli Piceno perde il 4,2 per cento, Ancona il 3,2 e Pesaro Urbino il 3 per cento.

Le imprese manifatturiere marchigiane, secondo la “Giuria della Congiuntura” possono contare su 4,6 settimane di produzione assicurata. Per soddisfare le richieste del mercato, gli impianti vengono utilizzati al 77,1 per cento della loro capacità produttiva.

Infine i dati sulla cassa integrazione. Nell’ultimo trimestre del 2013 ha superato, nelle Marche, i 9 milioni di ore di cui 3,7 milioni straordinaria, 2,9 milioni ordinaria e 2,5 in deroga.