VICENDA INDESIT, ULTIMO CAPITOLO DELLA CRISI DEL MODELLO MARCHIGIANO DI SVILUPPO

LOGO INDESITLa fuga dalle Marche dei grandi gruppi industriali, a cominciare dall’Indesit, che ha delocalizzato gran parte delle produzioni, mettono in gravissima difficoltà le aziende artigiane della subfornitura e tutto l’indotto che gravita attorno ai distretti industriali.

 

 

Modello Marche addio? La crisi dell’Indesit con il taglio di 710 posti di lavoro nelle Marche, di cui 480 a Fabriano e 230 a Comunanza, rappresenta l’ennesimo capitolo di una crisi del sistema manifatturiero che negli ultimi cinque anni ha perso 4.181 imprese, passando da 27.761 a 23.580 aziende iscritte ai registri camerali mentre gli occupati nel settore sono diminuiti di 25.222 mila unità, pari al 9,8 per cento della forza lavoro nell’industria. Dal 2007 al 2013 si è passati da 256.941 a 231.729 addetti nelle aziende marchigiane, senza considerare l’altra grave crisi del settore edile, nel silenzio quasi totale.

“La vicenda dell’Indesit” commentano Confartigianato e Cna Marche “rappresenta una ulteriore grave ferita inferta al modello di sviluppo marchigiano fondato sui distretti e sul manifatturiero. Di quel modello restano la tenacia e il sacrificio di migliaia di piccole imprese diffuse sul territorio che , malgrado un calo del fatturato del 13,7 per cento, nel 2012 hanno visto un lieve aumento delle spese per retribuzioni pari allo 0,9 per cento. Questo significa che nonostante la stagnazione della domanda è in atto uno sforzo da parte delle piccole imprese di far fronte a questa nuova difficilissima fase della crisi, incrementando la razionalizzazione dei costi, pur di non licenziare i dipendenti. A confermarlo il calo delle spese per consumi (-18,3 per cento) e per la formazione (-7,4 per cento). Sforzi che rischiano di essere vanificati dalla fuga dalle Marche dei grandi gruppi industriali, a cominciare dall’Indesit, che, decidendo di delocalizzare gran parte delle produzioni, mettono in gravissima difficoltà le aziende artigiane della subfornitura e tutto l’indotto che gravita attorno ai distretti industriali.”

Secondo le associazioni dell’artigianato e della piccola e media impresa, il comportamento di questi nostri “grandi” capitani d’industria, sta decretando  la fine del modello marchigiano di sviluppo e della sua specificità di sistema più manifatturiero d’Italia, mettendo gravemente a rischio anche la coesione sociale.

“Si tratta di un comportamento” accusano Cna e Confartigianato “assolutamente censurabile, tanto più che sia l’Indesit sia altri gruppi industriali marchigiani, hanno usufruito e stanno usufruendo di finanziamenti regionali che erano finalizzati proprio ad evitare la delocalizzazione delle produzioni e subordinati al mantenimento delle produzioni nelle Marche”.

Convincere l’Indesit e le altre grandi aziende a restare sul territorio ed a fare sistema con le piccole imprese per realizzare produzioni di qualità e competitive sui mercati esteri. Deve essere questo il compito di una politica economica industriale nazionale e regionale mirata a sostenere e promuovere il sistema Marche, attraverso incentivi ma anche attraverso la realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali adeguate. Senza uno sforzo comune delle istituzioni, degli istituti di credito, delle associazioni economiche e sociali, continueremo ad assistere nei prossimi anni al declino definitivo del modello marchigiano ed alla desertificazione industriale della nostra regione. Al fine di contrastare questo rischio facciamo appello alla Regione, ai Parlamentari, alle forze politiche e sociali marchigiane a mobilitarsi per la soluzione della vicenda Indesit, come primo passo per invertire la tendenza e riprendere il cammino verso lo sviluppo e la crescita del sistema produttivo regionale.